Il bollettino regionale dei concorsi indica 507 posti vacanti per i medici di assistenza primaria in provincia di Bergamo. Le candidature per gli incarichi potranno essere presentate fino al 17 novembre. Il dato, rilevato dalla Cgil Bergamo dipartimento Welfare, evidenzia un peggioramento rispetto all’ottobre 2025, quando il fabbisogno era di 406 medici.
La situazione bergamasca si muove in controtendenza rispetto a quella regionale: in Lombardia i posti scoperti sono scesi da 4.147 a 4.089. Nessuna delle tre Asst della provincia, secondo il sindacato, può però considerarsi al riparo dalle difficoltà nel reperimento del personale.
Le aree più in difficoltà
All’Asst Papa Giovanni XXIII servono 99 medici, contro i 57 indicati lo scorso anno. La carenza non riguarda soltanto le zone vallive: 65 posti interessano Bergamo e i comuni di Ponteranica, Sorisole, Torre Boldone, Gorle e Orio al Serio.
All’Asst Bergamo Est i posti necessari sono 178, rispetto ai 157 del precedente rilevamento. L’Asst Bergamo Ovest ne conta invece 230, contro i 192 del 2025. Più contenuta la situazione per i pediatri di libera scelta: ne mancano tre nell’azienda trevigliese e uno in Valle Imagna.
Il nodo degli incarichi provvisori
Il dato non corrisponde sempre a posti completamente scoperti. In alcuni casi si tratta di posizioni affidate a medici provvisori, che non possono prendere in carico i pazienti cronici, come quelli diabetici o cardiopatici. La presa in carico consente di verificare l’aderenza alle terapie e di coordinare visite ed esami periodici, con l’obiettivo di ridurre gli episodi acuti e i ricoveri.
Orazio Amboni, della Cgil Bergamo, esprime preoccupazione in vista del concorso e invita ad attendere il numero effettivo delle candidature. Il sindacalista sottolinea inoltre che la carenza di medici non è un fenomeno esclusivamente locale e che le dimissioni volontarie, anche negli ospedali, sono in crescita.
Secondo Amboni, per la prima volta gli ospedali hanno registrato più dimissioni di medici rispetto ai pensionamenti. La Cgil ritiene che le soluzioni strutturali debbano essere affrontate a livello nazionale, attraverso una scuola di specializzazione in medicina generale, di comunità e di cure primarie, con un trattamento economico equiparato a quello degli specializzandi ospedalieri.
Tra le proposte viene indicata anche la possibilità di scegliere tra l’attuale sistema convenzionale e l’inquadramento nella dirigenza medica dell’area sanità. Una formula che, secondo il sindacato, potrebbe risultare particolarmente attrattiva per i più giovani.
Nel frattempo, a livello locale, la Cgil chiede maggiore flessibilità. Molti incarichi sono affidati a giovani specializzandi, ma il numero di ore richiesto rende difficile conciliare il lavoro con una specializzazione a frequenza obbligatoria. Per questo, conclude Amboni, anche la disponibilità di medici part time potrebbe rappresentare una risposta, seppur parziale, alla carenza.