Pisa (PI)

L’IA secondo Malvaldi: a Pisa è una «scimmia loquace»

Lo scrittore pisano richiama responsabilità, anonimato e disinformazione nell’uso dei sistemi automatizzati.

Marco Malvaldi, scrittore e chimico pisano noto per la serie dei Delitti del BarLume, ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale a margine della tre giorni della chimica italiana ospitata dal Cnr di Pisa. Al centro dell’incontro, il rapporto tra tecnologia, linguaggio, responsabilità individuale e tenuta della democrazia nell’epoca dei social e dei sistemi automatizzati.

Per Malvaldi, l’intelligenza artificiale è divisiva perché si è rivelata simile agli esseri umani, soprattutto nel modo di usare il linguaggio. Da qui la definizione di scimmia loquace, un sistema capace di produrre risposte e contenuti, ma non necessariamente affidabile. Lo scrittore ha ricordato che il confronto sull’intelligenza artificiale non è recente e che le prime riflessioni risalgono almeno agli studi di Alan Turing, alla fine della Seconda guerra mondiale.

Il timore per i sistemi senza controllo umano

Secondo Malvaldi, molti strumenti utilizzati quotidianamente si basano già su procedure automatizzate e sull’analisi dei dati. Tra gli esempi citati ci sono la ricerca dei biglietti aerei più convenienti, i suggerimenti di pagine web legati alle ricerche precedenti, i navigatori satellitari e i sistemi Abs delle automobili. La sua preoccupazione, ha spiegato, non riguarda tanto l’interazione diretta tra persone e macchine, quanto il momento in cui un’intelligenza artificiale dialoga con un’altra intelligenza artificiale escludendo l’intervento umano.

Il ragionamento si estende anche ai social network, considerati strumenti potenti ma accessibili a utenti di ogni età. Alla domanda sulla possibile introduzione di una sorta di patente per il loro utilizzo, Malvaldi ha risposto che servirebbe una maggiore responsabilizzazione di chi pubblica contenuti. Nel suo intervento ha criticato l’anonimato dei profili e la circolazione di informazioni false, richiamando il tema della responsabilità di chi programma, crea e gestisce social e sistemi di IA, ma anche degli utenti che li utilizzano.

Reti, propaganda e disinformazione

Parlando del rapporto tra piazze virtuali e mobilitazioni reali, e delle ipotesi di ingerenze straniere, Malvaldi ha mantenuto cautela sugli episodi specifici, spiegando di non conoscere i dettagli e di non voler esprimere valutazioni. Ha però osservato che una comunicazione ampia e pervasiva non può, a suo giudizio, essere alimentata da una singola persona: servirebbero un hub e una rete capace di rilanciare i messaggi.

Lo scrittore ha quindi ricordato che le interferenze delle grandi potenze non sono un fenomeno nato con Internet. Durante la Guerra fredda, ha spiegato, gli Stati Uniti avrebbero cercato di favorire l’avvicinamento della Polonia all’Occidente anche attraverso le biblioteche. I bibliotecari, considerati figure affidabili, avrebbero contribuito alla diffusione di numerosi libri filo-occidentali. Un esempio che, nella lettura di Malvaldi, mostra come la propaganda possa passare da reti e strumenti diversi, dai volumi cartacei alle piattaforme digitali.

I temi dell’incontro sono al centro anche del saggio Scimmia sapiens. Lettera ad un adolescente sulla intelligenza artificiale, nel quale l’autore descrive l’IA come una macchina loquace e potenzialmente inaffidabile. Il punto centrale della riflessione resta la necessità di mantenere l’essere umano dentro i processi decisionali e di collegare il potere degli strumenti tecnologici a un adeguato livello di responsabilità.