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A Rimini il congresso dei diabetologi tra nuove cure e IA

Dal 28 al 31 ottobre, la Sid presenta farmaci innovativi, prevenzione, terapie cellulari e accesso all’innovazione.

Si terrà a Rimini dal 28 al 31 ottobre il 31esimo congresso nazionale della Società italiana di diabetologia. L’appuntamento, intitolato Conciliare efficacia ed efficienza, riunirà esperti e specialisti per discutere le principali prospettive della medicina dedicata al diabete.

Al centro dei lavori ci saranno i farmaci di nuova generazione, non più orientati soltanto al controllo della glicemia. Tra gli obiettivi indicati figurano anche la protezione di cuore, reni e fegato, oltre agli sviluppi nel trattamento dell’obesità. Il congresso affronterà inoltre il ruolo della prevenzione e le possibilità offerte dagli strumenti di intelligenza artificiale.

Prevenzione e terapie personalizzate

Secondo il programma, gli algoritmi potrebbero contribuire a prevedere i rischi e a rendere più mirate le cure, sulla base delle caratteristiche cliniche e biologiche dei singoli pazienti. Per il diabete di tipo 1 si discuterà della possibilità di intervenire prima dell’esordio clinico della malattia, agendo nelle fasi che precedono la comparsa dei sintomi.

Un altro ambito di confronto sarà quello delle terapie cellulari e della medicina rigenerativa, considerate tra le prospettive per un eventuale ripristino della produzione di insulina. Si tratta di linee di ricerca presentate nel quadro delle evoluzioni future della diabetologia, accanto agli strumenti già disponibili per la gestione della malattia.

Le priorità della diabetologia

Il congresso si sviluppa attorno a tre parole indicate dalla presidente della Sid, Raffaella Buzzetti, come riferimento per i prossimi anni: anticipare, personalizzare e democratizzare. Anticipare significa riconoscere il rischio e intervenire prima che si producano danni irreversibili; personalizzare vuol dire scegliere i trattamenti in base alla situazione della persona, alle eventuali complicanze e ai suoi bisogni.

Con democratizzare, invece, si intende ridurre le barriere territoriali, economiche e organizzative che possono limitare l’accesso alle innovazioni. Il tema, spiegato dalla presidente, riguarda quindi il rapporto tra efficacia delle cure, sostenibilità e organizzazione dei servizi sanitari, con l’obiettivo di trasferire i progressi della ricerca nella pratica clinica.