Il sequestro antimafia dell’XBikes 2.0 Circuit di via Diana, a Ferrara, non sarebbe un episodio isolato. È la valutazione espressa da Marzia Marchi, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, che interpreta l’intervento come il sintomo di criticità più ampie nella gestione del patrimonio pubblico da parte dell’amministrazione comunale.
Secondo Marchi, il caso evidenzierebbe un sistema amministrativo fragile e permeabile, soprattutto nelle procedure di concessione di immobili e impianti comunali ad associazioni formalmente riconducibili al Terzo settore. La consigliera contesta in particolare l’assegnazione di beni di rilevante valore commerciale a fronte di canoni che giudica troppo bassi.
Il canone per l’impianto di via Diana
Nel caso del kartodromo, Marchi richiama il canone annuo di 1.500 euro, pari a 125 euro al mese, previsto per una struttura dotata di pista, tribune e ristorante. A suo giudizio, una cifra di questo tipo avrebbe consentito al clan di utilizzare l’impianto come opportunità di autoriciclaggio di denaro illecito. Si tratta di una valutazione politica della consigliera, formulata in relazione al sequestro antimafia dell’area.
Marchi segnala inoltre che il bando per il kartodromo sarebbe stato emanato il 28 giugno 2024, lo stesso giorno dell’insediamento del Consiglio comunale. La rappresentante del M5S sostiene che, negli ultimi anni, si siano moltiplicate le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti del Terzo settore che, dietro finalità sociali e di aggregazione giovanile, avrebbero gestito attività commerciali come la ristorazione e il noleggio dei go-kart.
Le contestazioni sui controlli
Un altro punto sollevato riguarda le verifiche svolte dagli uffici. Ai consiglieri, riferisce Marchi, sarebbe stato spiegato che i sistemi informatici del Servizio Sport avevano dato esito positivo perché la società risultava iscritta al Registro nazionale e i suoi legali rappresentanti non presentavano irregolarità.
La consigliera considera però insufficiente il ricorso alle sole autocertificazioni previste dal D.P.R. 445/2000. A suo avviso, in un territorio come l’Emilia-Romagna, sarebbero stati necessari controlli preventivi e incrociati sulla titolarità effettiva dei soggetti coinvolti e sui flussi finanziari. Il mancato approfondimento, sostiene, potrebbe favorire l’utilizzo di prestanome da parte della criminalità organizzata.
Marchi afferma infine che il caso di via Diana si inserirebbe in uno schema già emerso, a suo giudizio, in altre concessioni comunali. Tra gli esempi citati figurano Palazzo Prosperi Sacrati, affidato a Slam Jam, i festival assegnati all’associazione Butterfly, il bando per Palazzo Massari e il maxi-affidamento dei 19 campi da calcio comunali.
La consigliera chiede che tutta la documentazione relativa al bando del kartodromo venga resa immediatamente disponibile nella sezione Amministrazione Trasparente. L’obiettivo, spiega, è consentire ai cittadini di verificare chi abbia valutato il progetto, chi abbia firmato gli atti e come sia stato possibile che un’organizzazione riconducibile alla ’Ndrangheta entrasse nella gestione di un bene di proprietà del Comune di Ferrara.