La nuova mensa della scuola primaria don Milani di Ferrara si presenta con grandi vetrate, legno a vista e spazi ampi. Un intervento realizzato grazie alle risorse del Pnrr, che ha consentito di costruire un edificio scolastico moderno e luminoso. A suscitare interrogativi, però, è la disposizione degli arredi: tavoli lunghi e allineati, con circa cinquanta bambini per tavolata.
Il tema non riguarda soltanto l’aspetto estetico della sala, ma il modo in cui lo spazio organizza la vita quotidiana degli alunni. Dopo le ore trascorse in classe, il momento del pranzo rischia di riproporre la stessa logica della fila e del posto assegnato. L’ambiente può essere ordinato e funzionale, osserva l’autore dell’intervento, ma resta da capire quale idea di scuola e di infanzia venga espressa da una disposizione pensata soprattutto per sistemare molti bambini nello stesso spazio.
Il pranzo come esperienza educativa
Una fotografia, naturalmente, non basta a raccontare il funzionamento di una mensa. Non mostra i tempi del servizio, la qualità dell’ascolto o il modo in cui i bambini vivono concretamente il pasto. Anche una tavolata numerosa può essere un luogo di allegria. Tuttavia, una sistemazione utilizzata ogni giorno contribuisce a costruire abitudini, distanze e relazioni.
Secondo la riflessione proposta, il pranzo a scuola dovrebbe essere considerato parte dell’educazione tanto quanto una lezione. Chiedere l’acqua, aspettare un compagno, riconoscere un sapore o raccontare quanto accaduto durante la mattina sono apprendimenti semplici, ma importanti per imparare a stare con gli altri. Per favorire queste esperienze servono volti visibili, voci facilmente ascoltabili e piccoli gruppi nei quali nessuno rischi di scomparire.
La progettazione degli spazi, sottolinea l’autore, influenza i comportamenti anche quando nessuno impartisce istruzioni. Stabilisce le distanze, rende più semplice o più difficile parlare e suggerisce con chi si possa interagire. Per questo la presenza di cinquanta posti lungo un unico asse può apparire efficiente sulla pianta, ma produrre un effetto diverso se osservata dal punto di vista di un bambino.
Logistica e ascolto degli alunni
Chi organizza il servizio deve affrontare esigenze concrete: spazi disponibili, personale, pulizie, turni e costi. Sono vincoli reali, che però dovrebbero essere inseriti in un progetto educativo e non finire per determinarlo da soli. Il rischio indicato è che la comodità nella distribuzione dei pasti finisca con lo stabilire anche il modo in cui i bambini stanno insieme.
Tra le possibili soluzioni vengono citati tavoli più piccoli, una migliore attenzione all’acustica, tempi meno compressi e alcune responsabilità condivise nelle operazioni di apparecchiatura e riordino. Un altro passaggio ritenuto utile è chiedere direttamente agli alunni come si trovino nella nuova sala. La conoscenza necessaria, osserva il commento, è già presente nella scuola e può essere raccolta attraverso l’ascolto quotidiano.
Anche il significato del cibo può cambiare a seconda del modo in cui viene offerto. Se l’organizzazione punta soltanto a servire, far consumare il pasto e liberare rapidamente i posti, il pranzo rischia di trasformarsi in una pratica da sbrigare. Il richiamo alla scuola intitolata a don Lorenzo Milani diventa così un’ulteriore occasione per interrogarsi su soluzioni che trattano tutti allo stesso modo, senza considerare chi cerca compagnia, chi viene sopraffatto dal gruppo, chi mangia lentamente o ha bisogno di maggiore incoraggiamento.
Il Pnrr è stato presentato come un investimento sul futuro. In questa prospettiva, la qualità dell’edificio dovrebbe accompagnarsi a una riflessione altrettanto rigorosa sulla qualità dell’esperienza vissuta ogni giorno dai bambini. Le domande riguardano l’autonomia concessa, gli incontri favoriti e l’idea di convivenza resa possibile dall’ambiente. Le vetrate portano luce nella sala; resta da capire se lo spazio riuscirà a offrire anche maggiore respiro alla giornata degli alunni.