La seduta straordinaria del Consiglio regionale delle Marche, convocata a Muccia per il decennale del terremoto, si è aperta con uno scontro tra il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli e i consiglieri di opposizione. Al centro della polemica alcune dichiarazioni rivolte all’allora sindaco di Montecassiano Leonardo Catena, oggi consigliere regionale del Pd.
Nel corso del suo intervento, Castelli ha sostenuto che nessun sindaco del cratere si sia mai genuflesso o abbia subito condizionamenti da parte del commissario, del presidente della Regione Francesco Acquaroli o dell’Ufficio speciale per la ricostruzione. Il commissario ha quindi chiamato direttamente in causa Catena, chiedendogli se si fosse mai sentito condizionato. Le parole hanno provocato la reazione della minoranza e l’uscita dall’aula delle opposizioni. È rimasta in sala la sola capogruppo del Pd Valeria Mancinelli.
La protesta della minoranza
La contestazione è stata guidata, tra gli altri, da Mancinelli, Fabrizio Cesetti e Andrea Nobili. I consiglieri hanno definito inaccettabili le parole pronunciate da un commissario nei confronti di un consigliere regionale che, in quel momento, non poteva replicare. La richiesta rivolta al presidente dell’assemblea, Pasqui, è stata quella di tutelare i consiglieri da quelle che sono state giudicate provocazioni.
Castelli ha respinto l’accusa di essere un Castelli-Belzebù, sostenendo di non avere offeso nessuno. Ha inoltre affermato che nella ricostruzione non ci sarebbero stati trattamenti differenziati, ma soltanto l’applicazione dei diritti. Il commissario ha ribadito l’invito a parlare rivolto a chiunque, tra i sindaci, si sia sentito condizionato dalle istituzioni coinvolte nella gestione della ricostruzione.
L’inchiesta sulla ricostruzione
Nel corso della seduta Castelli ha affrontato anche la maxi inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. Richiamando la presunzione di innocenza, ha riferito che l’impresa coinvolta, la Crucianelli Rest Edile, avrebbe avuto 415 cantieri in corso, di cui 396 già chiusi, prevalentemente nell’ambito della ricostruzione privata.
Secondo quanto riferito dal commissario, i cantieri dell’azienda sarebbero concentrati soprattutto nelle zone di Tolentino e San Severino. Castelli ha spiegato che la normativa europea limita il numero degli incarichi per i tecnici, ma non prevede lo stesso vincolo per le imprese, in base al principio della libera concorrenza. Ha poi citato una spiegazione raccolta tra gli operatori del settore: la possibilità di neutralizzare l’accollo a carico dei proprietari attraverso il superbonus 110 per cento.
Castelli ha collegato questa dinamica all’aumento dei costi della ricostruzione e ha annunciato un incontro con Stefano Gambacurta, direttore della Struttura per la prevenzione antimafia del ministero dell’Interno. L’obiettivo indicato è tutelare i terremotati e la filiera, riducendo i rischi di infiltrazioni criminali. Dopo gli elementi emersi dall’inchiesta, il commissario ha inoltre evidenziato la necessità di intervenire sul sistema dei subappalti.