La sfida lanciata dal sindaco Stefano Bandecchi è stata raccolta. Nel pomeriggio cinque consiglieri comunali si sono recati dal notaio Cirilli per autenticare le firme e sottoscrivere le proprie dimissioni dall’assemblea.
Il passaggio, tuttavia, non è sufficiente a determinare lo scioglimento del consiglio comunale. Perché le dimissioni diventino decisive per il futuro dell’aula è infatti necessario raggiungere la maggioranza prevista, pari ad almeno 17 consiglieri.
Le firme già depositate
Ad aver sottoscritto l’atto sono Marco Cecconi, Claudio Fiorelli, Orlando Masselli, Roberto Pastura e Guido Verdecchia. Altri consiglieri potrebbero aggiungersi nelle prossime ore, ma il raggiungimento del quorum viene considerato difficile.
La vicenda nasce dall’invito rivolto dal primo cittadino ai consiglieri comunali. Bandecchi aveva affermato che, se davvero fossero stati in 18 a volerlo sfiduciare, avrebbero potuto recarsi dal notaio, aggiungendo anche la disponibilità a sostenere personalmente il costo dell’atto qualora fosse stato quello il problema.
Il nodo del quorum
Il numero delle adesioni sarà quindi determinante. Le cinque firme raccolte rappresentano un primo passaggio della contestazione politica, ma restano lontane dalla soglia necessaria per rendere effettive le dimissioni collettive e aprire la strada allo scioglimento dell’assemblea.
Pastura ha sottolineato che, oltre a contare chi ha firmato, sarà importante verificare chi non parteciperà all’iniziativa. La presenza o l’assenza degli altri consiglieri consentirà di capire quanti siano realmente intenzionati a sfiduciare il sindaco.
A sostegno dei cinque consiglieri sono arrivati Maurizio Cecconelli, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, Antonio De Angelis, coordinatore comunale di Forza Italia, e Devid Maggiora, segretario comunale della Lega. Per ora, però, il quorum resta distante e il futuro del consiglio comunale rimane legato alle prossime adesioni.