Il 25 ottobre 2026 la Serbia, secondo quanto riportato nell’intervista, ha segnato una svolta politica dopo oltre dodici anni di dominio del partito SNS guidato da Aleksandar Vučić. Il risultato ha premiato la Lista studentesca, formazione espressione delle proteste nate nelle università e nelle piazze di Belgrado dopo il crollo della pensilina della stazione, costato la vita a 16 persone.
La mobilitazione ha coinvolto anche la diaspora serba. Nei consolati di diversi Paesi si sono formate lunghe file e l’affluenza degli elettori residenti all’estero è risultata più che raddoppiata rispetto alle precedenti elezioni. Tra i cittadini serbi che hanno seguito il voto dall’Italia c’è Nemanja Babic, residente a Nizza Monferrato e corrispondente del settimanale La Nuova Provincia.
Il voto seguito dall’Italia
Babic racconta di avere seguito l’andamento delle elezioni attraverso i siti d’informazione e riferisce di un clima di festa tra la comunità serba riunita a Milano per votare al consolato. Lui, però, non ha potuto partecipare: rientrato in Italia il 22 ottobre, aveva trovato già chiusa la procedura per presentare la domanda di voto presso il consolato.
Tra gli aspetti evidenziati nell’intervista c’è anche l’organizzazione delle votazioni all’estero, svolte seguendo esclusivamente il fuso orario serbo. Una scelta che ha costretto i cittadini residenti negli Stati Uniti e in Australia a recarsi alle urne in orari difficili, senza tuttavia impedire il raggiungimento di un’affluenza record tra gli elettori fuori dai confini nazionali.
Le sfide della nuova fase
Secondo Babic, la nuova leadership dovrà affrontare una situazione complessa. Nei servizi segreti, nei ministeri e in altri apparati dello Stato restano infatti dirigenti legati al partito di Vučić. I primi dodici mesi saranno quindi decisivi per verificare se il cambiamento politico riuscirà a tradursi in una trasformazione concreta della macchina statale.
Il giovane residente in Piemonte guarda comunque con fiducia agli sviluppi e non esclude, in futuro, un maggiore impegno per rafforzare i rapporti tra Italia e Serbia. Nel suo racconto emerge il legame con le origini familiari, insieme al riconoscimento delle opportunità ricevute in Italia, dove ha studiato e si è formato.
Sul piano internazionale, la priorità della nuova leadership dovrebbe essere concentrata sui problemi interni e sul superamento di un sistema clientelare considerato ancora molto forte. Il rapporto con l’Unione europea resta da definire, mentre vengono indicati come ancora solidi i legami storici, politici e religiosi con la Russia e la presenza economica della Cina, particolarmente rilevante nel settore delle infrastrutture.
Il percorso europeo della Serbia dovrà inoltre misurarsi con le ferite lasciate dai bombardamenti della NATO e dalla gestione della dissoluzione jugoslava, ancora presenti nella memoria collettiva. Allo stesso tempo, nell’intervista viene ricordato il ruolo degli investimenti europei nello sviluppo del Paese.
La differenza più profonda rispetto alla generazione dei genitori, conclude Babic, riguarda il rapporto dei giovani con il passato. Chi oggi guida la protesta non ha vissuto direttamente le guerre degli anni Novanta e, tra le diverse comunità balcaniche, sembra prevalere una maggiore apertura. Da questa generazione potrebbe quindi arrivare una nuova occasione per esprimere il potenziale rimasto a lungo inespresso nella regione.