Nel commento firmato da Valerio Ricciardelli, la vicenda che contrappone la storica Michela Ponzani al presidente del Senato Ignazio La Russa viene letta come un problema più ampio del singolo episodio. Al centro c’è il rapporto tra il linguaggio delle cariche pubbliche, la libertà della ricerca storica e la responsabilità di chi rappresenta le istituzioni.
Secondo l’autore, la Costituzione contiene una sorta di grammatica istituzionale che la politica dovrebbe conoscere e applicare. Il punto di partenza è la distinzione tra ruolo istituzionale e ruolo partitico: il primo dovrebbe rivolgersi alla generalità dei cittadini, mentre il secondo si indirizza soprattutto ai sostenitori. Da questa differenza discende, nel ragionamento proposto, la necessità di utilizzare parole misurate, argomentate e rispettose della pluralità.
Il linguaggio delle cariche pubbliche
Ricciardelli richiama, a sostegno della propria tesi, il significato della politica come servizio al bene comune e cita il riferimento di Paolo VI all’impegno politico contenuto nell’enciclica Octogesima adveniens del 1971. Viene inoltre indicato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella come esempio di comunicazione istituzionale rivolta a tutti, improntata a chiarezza, fermezza e senso di responsabilità.
Nel testo si sostiene che chi ricopre una carica pubblica non dovrebbe parlare come un capo di parte o come un animatore di tifoserie. Le parole pronunciate nell’esercizio delle funzioni, osserva l’autore, non restano confinate alla sfera personale, perché assumono un significato istituzionale. Per questo il rispetto del ruolo, dei limiti e delle forme non sarebbe un semplice elemento di cerimoniale, ma una componente della responsabilità pubblica.
La riflessione si estende poi alla distinzione tra il ruolo istituzionale e quello dello studioso. Una storica, quando parla nella sua veste professionale, deve ricostruire e interpretare i fatti attraverso le fonti, mantenendo il rigore del metodo anche di fronte a eventi scomodi o controversi. In questo passaggio viene ricordata la lezione di Marc Bloch sull’importanza dell’indagine critica e dell’onestà intellettuale.
Il caso Ponzani-La Russa
È in questo quadro che l’autore colloca la reazione del presidente del Senato alle ricostruzioni della professoressa Ponzani. Nel testo si fa riferimento all’annuncio di un possibile ricorso alle vie giudiziarie e alla richiesta di scuse, senza sostenere che una querela sia stata effettivamente presentata. La questione ritenuta centrale non è dunque l’esito di un’eventuale iniziativa legale, ma il significato delle parole utilizzate da una delle più alte cariche dello Stato.
Secondo Ricciardelli, una richiesta di scuse accompagnata dalla prospettiva di un’azione giudiziaria può produrre un effetto diverso da quello di una semplice contestazione argomentata. Da qui il richiamo al possibile effetto intimidatorio e alle ricadute sulla libertà della ricerca e della discussione pubblica. L’autore precisa comunque che il diritto di tutelare la propria reputazione appartiene a ogni persona.
La conclusione del commento è che l’autorevolezza delle istituzioni non coincida con l’esercizio del potere, ma derivi dalla consapevolezza del ruolo, dal rispetto dei limiti e dalla forza delle argomentazioni. La professoressa Ponzani viene descritta come una studiosa impegnata nel proprio compito, mentre il comportamento attribuito a La Russa viene presentato come fonte di interrogativi sulla distinzione tra sensibilità personale e responsabilità istituzionale. Le istituzioni, conclude l’autore, non appartengono a chi le rappresenta temporaneamente, ma alla Repubblica e ai cittadini.