Tre persone sono imputate davanti al tribunale di Perugia con l’accusa di truffa aggravata in concorso in una vicenda legata a presunti finanziamenti della Commissione europea, che secondo la Procura sarebbero stati inesistenti. Gli imputati avrebbero prospettato ai rappresentanti di due società la possibilità di ottenere fondi per diversi milioni di euro, inducendoli a versare complessivamente oltre 180mila euro.
Le accuse della Procura
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra aprile 2021 e febbraio 2022. Secondo la ricostruzione contenuta nel decreto di citazione a giudizio, ai rappresentanti delle due società sarebbe stata prospettata l’accessibilità a finanziamenti europei pari a 3 milioni e 900mila euro e a 11 milioni e 400mila euro.
Per rendere credibile l’operazione, i tre avrebbero utilizzato false delibere attribuite alla Commissione europea, corredate da numeri identificativi e riferimenti amministrativi. Gli atti sarebbero stati presentati come documenti ufficiali dell’istituzione europea. Agli interessati sarebbe stata inoltre consegnata documentazione apparentemente emessa da un istituto bancario internazionale, relativa all’apertura di posizioni finanziarie e all’accredito dei fondi.
La banca avrebbe però disconosciuto l’esistenza del finanziamento. I contatti con le persone offese sarebbero avvenuti soprattutto attraverso la posta elettronica, con l’utilizzo di mittenti fittizi e non identificabili, oltre che mediante sistemi di messaggistica criptata. Queste modalità, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero contribuito a rafforzare l’affidabilità delle proposte e a rendere più difficile l’identificazione degli autori.
I versamenti e il procedimento
Le persone offese sarebbero state convinte della necessità di effettuare ulteriori pagamenti per ottenere i finanziamenti promessi. Le somme contestate ammontano a 180mila euro e sarebbero state trasferite in tre versamenti: 66mila euro, 81mila euro e 32mila euro. Il denaro sarebbe stato inviato dalle società coinvolte a favore di due società estere.
Per la Procura, i pagamenti avrebbero procurato agli imputati un profitto ingiusto e causato alle persone offese un danno patrimoniale di rilevante gravità. Nell’imputazione viene contestato anche l’uso di strumenti di comunicazione che avrebbero consentito di celare l’identità dei presunti autori e di sottrarsi più facilmente alle conseguenze della condotta. Per due dei tre imputati è stata inoltre contestata la recidiva specifica.
Il procedimento è in corso davanti alla giudice Elena Mastrangeli del tribunale di Perugia. L’accusa è stata formulata dalla Procura al termine delle indagini preliminari, avviate nel giugno 2022. I tre imputati devono rispondere di truffa aggravata in concorso; le contestazioni dovranno essere valutate nel corso del processo.