La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna al termine di un intervento della polizia, sarebbe stata determinata da più concause. È quanto emergerebbe dalla relazione autoptica depositata alla Procura di Bologna dal gruppo di esperti incaricato degli accertamenti sul decesso.
Secondo le prime indiscrezioni, l’ipossia mortale sarebbe stata collegata alla posizione prona mantenuta durante il contenimento da parte dei due agenti, all’assunzione di cocaina e a problemi cardiaci preesistenti. Nel documento, lungo quasi 200 pagine, gli elementi vengono considerati concorrenti e dovranno essere valutati per stabilire il loro peso nella morte dell’uomo.
La ricostruzione dei consulenti
Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, ha riferito che per i periti la causa effettiva del decesso sarebbe stata l’asfissia. La compressione avrebbe impedito all’uomo di respirare adeguatamente, mentre lo stato di agitazione e l’assunzione di cocaina avrebbero aumentato il bisogno di ossigeno e ridotto la capacità respiratoria.
La tesi riportata dal legale è che, senza la compressione, le altre condizioni non avrebbero provocato da sole la morte. Tra i fattori indicati nella relazione ci sarebbero anche le patologie cardiache e lo stato di agitazione. Saranno ora i magistrati a dover chiarire quanto ciascun elemento abbia inciso sull’insufficienza respiratoria e se il decesso si sarebbe comunque verificato in assenza di una delle concause.
Le valutazioni della Procura
La relazione è stata elaborata dal medico legale Valentina Bugelli, dall’anestesista Manuela Bonizzoli, dal tossicologo Luca Morini e dalla cardiologa anatomopatologa Cristina Basso. Il documento sarà esaminato dai sostituti procuratori Morena Plazzi, Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, titolari dell’inchiesta.
Il procedimento è stato aperto per omicidio colposo, con l’applicazione dello scudo penale previsto dal modello 45-bis, nei confronti dei due poliziotti e di quattro operatori della Croce Rossa intervenuti sul posto. I pm dovranno valutare anche le eventuali responsabilità individuali alla luce degli esiti degli esami.
Nelle conclusioni, i consulenti avrebbero inoltre evidenziato criticità nella condotta del personale soccorritore e sanitario, ritenuta non conforme ai protocolli dell’emergenza per tempestività ed efficacia delle manovre. La relazione precisa tuttavia che, anche con un intervento tempestivo e correttamente eseguito, le probabilità di sopravvivenza di Fakir sarebbero state attorno al 15 per cento.