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Figc, Malagò-Galliani: la Serie A si spacca sulla presidenza

I club sono divisi tra continuità e svolta: oggi riunione informale tra 14 società per cercare una posizione comune.

Figc, Malagò-Galliani: la Serie A si spacca sulla presidenza

La corsa alla presidenza della Figc si è trasformata in una partita politica dagli equilibri sempre più incerti. A poco più di una settimana dalla scadenza per la presentazione delle candidature, la Serie A non ha ancora trovato una posizione condivisa e rischia di arrivare all’appuntamento del 4 novembre senza un nome capace di raccogliere il sostegno necessario. Da una parte Giovanni Malagò, attuale commissario della Federcalcio e candidato sostenuto dalla Lega nella precedente tornata elettorale. Dall’altra Adriano Galliani, senatore di Forza Italia, attorno al quale sta prendendo forma un fronte favorevole a un cambio di guida.

Le ultime giornate sono state scandite da contatti continui, telefonate e confronti tra i dirigenti dei club. Il nodo è emerso con forza da venerdì scorso, quando l’ipotesi Galliani ha cominciato a mettere concretamente in discussione il sostegno che la massima serie aveva garantito a Malagò lo scorso giugno. Una situazione ancora fluida, nella quale nessuno dei due possibili candidati sembra avere numeri sufficienti per considerare acquisita la candidatura.

Per presentarsi alle elezioni federali del 14 dicembre servono infatti 11 firme, una soglia che al momento appare lontana per entrambi gli schieramenti. Malagò può contare con certezza sull’appoggio di Napoli, Roma, Bologna e Monza, mentre Galliani ha dalla propria parte Inter, Atalanta, Como e Sassuolo. Il resto della Serie A è ancora attraversato da dubbi e valutazioni, con diversi club che non hanno assunto una posizione definitiva.

Una prima indicazione potrebbe arrivare già oggi, quando è in programma una riunione informale da remoto tra 14 società. All’incontro parteciperanno tutte le squadre della massima serie a eccezione di Inter, Milan, Juventus, Roma, Napoli e Lazio. Un confronto che potrebbe contribuire a chiarire gli orientamenti, anche se difficilmente basterà da solo a risolvere una frattura che appare ormai evidente.

Al centro della discussione ci saranno soprattutto le ragioni della possibile svolta. I sostenitori di Galliani intendono portare all’attenzione degli altri club il malcontento maturato nei confronti di alcune decisioni assunte da Malagò, considerate troppo autonome rispetto agli accordi e alle aspettative di chi lo aveva appoggiato nella precedente elezione.

Tra i punti contestati figurano la scelta di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale, la nomina di Bianchedi a capodelegazione e quella di Signori alla guida dell’Under 20. A queste si aggiunge la questione del segretario generale, un tema che coinvolge soprattutto le componenti tecniche della Federazione, ma che alcuni club hanno trasformato in una questione di principio.

Secondo il fronte favorevole a Galliani, il problema non riguarderebbe soltanto le singole nomine, quanto piuttosto il metodo utilizzato per arrivare alle decisioni. La richiesta sarebbe quella di una maggiore condivisione delle scelte federali con le società che hanno contribuito a eleggere il presidente.

Di tutt’altro avviso i sostenitori di Malagò, intenzionati a difendere la necessità di dare continuità al lavoro avviato dall’ex numero uno del Coni. Una linea che, almeno fino a pochi giorni fa, sembrava rappresentare la posizione ufficiale della Lega Serie A.

Il 14 ottobre, infatti, il presidente Ezio Simonelli aveva escluso pubblicamente la possibilità di un cambio di orientamento: «Malagò il nostro candidato? Io credo che la cosa non sia in discussione».

Una dichiarazione che rende ancora più significativa l’accelerazione delle ultime ore. Malagò, del resto, era stato eletto a giugno con quasi il 70% dei voti, ottenendo un consenso ampio e trasversale. Anche dopo il commissariamento legato al caso tesseramento, ha continuato a lavorare sui dossier federali, mantenendo i contatti con le diverse componenti del sistema calcistico.

L’attuale commissario ha già organizzato una riunione, necessariamente informale, con i membri del decaduto Consiglio federale e ne ha programmata un’altra per il 26 novembre. Un’attività che i suoi sostenitori considerano la dimostrazione della volontà di garantire stabilità e continuità alla Federazione, nonostante le difficoltà istituzionali.

A favore di Malagò vengono inoltre richiamati i risultati positivi ottenuti dalle Nazionali, a partire da quella maggiore, e il lavoro svolto sul fronte economico, con accordi commerciali migliorativi già sottoscritti o vicini alla definizione. Elementi che, secondo il suo schieramento, renderebbero poco opportuno interrompere un percorso avviato soltanto pochi mesi fa.

La riunione odierna potrebbe dunque rappresentare uno snodo importante, ma non è escluso che la divisione resti irrisolta fino agli ultimi giorni disponibili. Esiste persino la possibilità che né Malagò né Galliani riescano a raccogliere le 11 firme necessarie, lasciando la Serie A senza un proprio candidato alla presidenza federale.

Uno scenario formalmente possibile, perché la Lega non ha alcun obbligo di esprimere un nome, ma politicamente difficile da immaginare. Per i club della massima serie, infatti, riuscire a portare alla guida della Figc un candidato espressione della propria categoria rappresenta un’opportunità importante per incidere sulle future scelte del calcio italiano.

La partita, inoltre, non si esaurisce all’interno della Serie A. Alle elezioni del 14 dicembre parteciperanno sei componenti federali, ciascuna impegnata a valutare gli scenari e le possibili alleanze.

Nella giornata di ieri si sono riuniti anche i direttivi delle associazioni degli allenatori e dei calciatori, senza però assumere posizioni ufficiali. Entrambe le componenti sembrano intenzionate ad attendere le decisioni della Lega Serie A, alla quale nelle ultime occasioni si sono generalmente allineate, mettendo a disposizione un peso elettorale complessivo del 30%. Un orientamento consolidato, ma non vincolante, che lascia aperta la possibilità di scelte differenti.

Il quadro resta quindi estremamente incerto. Malagò punta sulla continuità e sui risultati ottenuti, Galliani prova a raccogliere il malcontento di una parte dei club e a trasformarlo in una candidatura alternativa. In mezzo ci sono le società ancora indecise, destinate a diventare decisive nella ricerca delle firme.

Il tempo per trovare un’intesa, però, si sta esaurendo. Entro il 4 novembre la Serie A dovrà capire se ricompattarsi attorno a un candidato oppure presentarsi divisa a un appuntamento cruciale per il futuro della Federcalcio.