Toscana

Cava Fornace, appello alla Regione: respingere il Paur

Comitato, Rifondazione e Wwf contestano il completamento dell’impianto e chiedono una nuova inchiesta pubblica.

Si rafforza il fronte contrario al progetto di completamento della discarica di Cava Fornace, gestita da Programma Ambiente Apuane. Il Comitato cittadini contro la discarica, Rifondazione Comunista di Montignoso e Wwf Alta Toscana chiedono alla Regione di respingere il Paur, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, e di fermare l’iter per nuovi conferimenti nell’impianto.

Il Comitato ricorda la contrarietà espressa dai Comuni di Montignoso, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Carrara, Massa e Seravezza, territori che complessivamente rappresentano oltre 175mila abitanti. Secondo il gruppo, il gestore punta a portare la discarica fino a quota 98 metri sul livello del mare per recuperare gli investimenti sostenuti. Una motivazione che, nella valutazione del Comitato, non può prevalere sulle esigenze di sicurezza e tutela ambientale.

La richiesta di una nuova inchiesta

Le amministrazioni comunali si preparano ad avanzare congiuntamente la richiesta di una nuova inchiesta pubblica sul progetto, dopo la presentazione da parte del gestore delle integrazioni richieste dalla Regione in seguito al cedimento del 2024. Il Comitato continua inoltre a chiedere la chiusura dell’impianto e sostiene che qualsiasi tipologia di rifiuto sia incompatibile con il contesto ambientale in cui la discarica è collocata.

Nel mirino anche la Valutazione di impatto ambientale, sulla quale il Comitato esprime perplessità e sollecita un confronto con i tecnici e i giuristi della Regione. L’obiettivo indicato è mettere fine a una vicenda che, secondo i cittadini, si protrae da oltre 20 anni.

Le posizioni di Rifondazione e Wwf

Rifondazione Comunista di Montignoso chiede a Giunta e Consiglio regionale di ascoltare il territorio e di programmare la chiusura della discarica a quota 43 metri, accompagnata dalla messa in sicurezza, dal recupero ambientale e dalla definizione della gestione futura. Per il partito, la riduzione delle volumetrie proposta dal gestore non è sufficiente a rendere accettabile la prosecuzione dell’attività, considerata la fragilità del contesto carsico e il cedimento del 2024.

La formazione politica sollecita inoltre l’approfondimento di un’alternativa che non preveda ulteriori conferimenti, con indicazioni precise su opere, costi e garanzie. Rifondazione chiede infine ai Comuni di Firenze, Prato e Pistoia, che partecipano alla società di gestione, di assumersi le proprie responsabilità politiche.

Una posizione analoga è stata espressa da Wwf Alta Toscana, secondo cui gli investimenti della società non possono determinare il futuro del territorio. L’associazione invita la Regione a valutare il progetto sulla base di sicurezza, salute, tutela ambientale e rispetto della legge, senza considerare il piano economico del gestore come criterio per il rinnovo dell’autorizzazione.

Il Wwf aderisce alla richiesta dei Comuni di convocare una nuova inchiesta pubblica e auspica che, nella Conferenza dei servizi del 24 novembre, prevalgano l’interesse pubblico e la tutela ambientale rispetto a quello privato.