Internazionale

Raid israeliani in Cisgiordania, 15 arresti a Nablus

Dopo l’attacco vicino a Hebron, l’esercito ha perquisito abitazioni e imposto nuovi limiti alla mobilità dei residenti.

Si allargano le operazioni delle forze israeliane in Cisgiordania dopo l’attacco armato avvenuto ieri nei pressi di Hebron, nel quale sono morti due soldati israeliani. Nelle prime ore di oggi, reparti dell’Idf hanno effettuato incursioni in diverse località, tra cui Nablus, Jenin e Tubas, procedendo a perquisizioni di abitazioni e arresti.

Perquisizioni e fermi

Secondo quanto riferito da fonti locali all’agenzia palestinese Wafa, citate dai media internazionali, nella zona di Nablus sono stati arrestati 15 palestinesi. Le autorità israeliane non hanno fornito, nel testo disponibile, ulteriori elementi sull’identità delle persone fermate né sulle accuse eventualmente contestate.

L’operazione principale si concentra nell’area di Hebron, da cui, secondo la ricostruzione delle autorità israeliane, provenivano gli autori dell’attacco. L’esercito ha annunciato controlli sistematici per individuare armi e infrastrutture riconducibili ai gruppi armati, oltre agli interrogatori di decine di sospetti. L’intervento, stando alle comunicazioni israeliane, potrebbe proseguire per diversi giorni.

Restrizioni alla popolazione

Nella stessa area sono state introdotte nuove limitazioni agli spostamenti. Secondo fonti palestinesi, a decine di residenti sarebbe stato ordinato di lasciare le proprie abitazioni. È stata inoltre segnalata la demolizione di un edificio di tre piani, senza che nel testo siano riportati dettagli sulle motivazioni formali del provvedimento o su eventuali vittime.

Le misure si inseriscono in una nuova fase di tensione nella regione. Il governo israeliano ha disposto una chiusura estesa della Cisgiordania, con conseguenze sulla circolazione di milioni di palestinesi e sull’accesso ai servizi essenziali. Secondo l’Idf, l’obiettivo dell’operazione è individuare i responsabili dell’attacco e prevenire ulteriori azioni armate. Le restrizioni, intanto, alimentano le preoccupazioni per l’impatto sulla popolazione civile.