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Inchiesta sulla ‘ndrangheta, indagato l’assessore di Ferrara

Contestati presunti accordi per la gestione della pista di via Diana e la diffusione di informazioni riservate

Francesco Carità, assessore allo Sport della giunta guidata da Alan Fabbri a Ferrara, figura tra le 26 persone indagate dalla Procura distrettuale antimafia di Roma nell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nei circuiti di minimoto di Aprilia, Acerra e Ferrara. Al politico, all’epoca dei fatti consigliere comunale della lista Ferrara Cambia, vengono contestati i reati di rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, in concorso con altre cinque persone.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe cercato di favorire l’Asd Xbikes 2.0 Circuit, costituita nel febbraio 2024 da Paolo Brando, indicato dagli investigatori come il titolare di fatto dell’associazione e presunto vertice dell’organizzazione criminale. L’obiettivo sarebbe stato ottenere l’aggiudicazione della concessione della pista di via Diana, attraverso riunioni, accordi e collusioni, oltre alla diffusione di informazioni riservate sui bandi, sui partecipanti e sulle procedure di gara.

Le contestazioni sulla pista

Insieme a Carità risultano coinvolti due funzionari del Comune di Ferrara, un avvocato ferrarese, lo stesso Brando e l’ex socia dell’uomo. A loro viene contestato di avere consentito o agevolato l’accesso abusivo all’area per realizzare migliorie sull’impianto, prima dell’assegnazione formale. Nell’ambito delle presunte utilità sarebbero stati consegnati olio, pane, una bottiglia di rhum e 3mila euro in contanti.

La vicenda, secondo la ricostruzione degli inquirenti, prende avvio nel 2023, quando Brando si interessa all’acquisto del kartodromo ferrarese, ormai dismesso dalla precedente gestione a causa di un debito di circa 80mila euro. L’uomo avrebbe proposto alla titolare un investimento in contanti. In seguito sarebbe stata costituita l’associazione sportiva senza scopo di lucro Xbikes 2.0 Circuit. Per ottenere la concessione comunale, Brando avrebbe quindi iniziato a investire decine di migliaia di euro in nero nei lavori di ripristino dell’impianto, a partire dal 22 gennaio 2024, inizialmente all’insaputa dell’amministrazione.

L’ex socia avrebbe contattato i due funzionari comunali, già conosciuti per la precedente gestione della struttura, ottenendo informazioni sulla futura manifestazione d’interesse. I funzionari, sempre secondo l’accusa, avrebbero promesso di seguire la pratica e prospettato un possibile esito favorevole. Il 10 maggio 2024, tuttavia, uno di loro effettuò un sopralluogo a sorpresa, ordinando la sospensione dei lavori e chiudendo con un lucchetto l’accesso all’area. Per gli investigatori, il provvedimento potrebbe essere servito a evitare che l’intesa risultasse troppo evidente.

L’incontro con Carità e le valutazioni del gip

Dopo il sopralluogo, Brando avrebbe preso contatti con l’avvocato e con Carità. L’incontro con l’allora consigliere comunale si svolse il 20 maggio 2024 e venne registrato attraverso i trojan installati sul telefono dell’imprenditore. Brando avrebbe portato un omaggio composto da prodotti alimentari e una bottiglia di rhum, mentre il politico avrebbe ascoltato il progetto e promesso di interessare il sindaco, senza fornire garanzie concrete.

Dalle conversazioni emergerebbero anche riferimenti alla manifestazione d’interesse ormai prossima alla pubblicazione e a contatti con gli uffici comunali. In un altro dialogo, la compagna di Brando, Moira Di Giulio, finita ai domiciliari, avrebbe ipotizzato che i 3mila euro fossero stati divisi tra l’assessore e l’avvocato. Il giudice per le indagini preliminari ha però evidenziato che non è chiaro il ruolo del legale e che quella somma potrebbe anche rappresentare il compenso per l’assistenza professionale.

Le intercettazioni, secondo il gip, non dimostrerebbero con sufficiente certezza né l’effettivo raggiungimento dell’accordo né il vantaggio ottenuto, né quali informazioni riservate sarebbero state comunicate per favorire l’aggiudicazione. Più definito sarebbe invece il quadro relativo al presunto riciclaggio: i lavori sulla pista sarebbero costati circa 90mila euro, pagati con denaro contante trasportato dalla Calabria a Ferrara. Gli investigatori stimano in 120mila euro la somma di provenienza illecita destinata all’attività del kartodromo, tra noleggio, sponsorizzazioni, eventi e tornei.

Nel fascicolo compare infine un riferimento indiretto al sindaco Alan Fabbri, che non risulta indagato. In una conversazione del 22 aprile 2024, Brando avrebbe detto di avere fatto contattare il primo cittadino da una potente famiglia calabrese. Gli investigatori ipotizzano che si trattasse dei Cataldo, ma il gip ha sottolineato che la circostanza non è stata confermata da altri elementi e non prova l’avvenuto incontro.