Il passaggio all’età adulta porta con sé anche la necessità di gestire in autonomia la propria salute. Per gli studenti appartenenti a minoranze sessuali o di genere, però, il rapporto con i servizi sanitari e con l’ambiente universitario può essere segnato da ostacoli aggiuntivi. Sentirsi giudicati, respinti o discriminati può incidere sul benessere psicologico e spingere a rinunciare a visite e controlli importanti.
Uno studio ha esaminato le risposte di quasi 18.000 studenti LGBTQ+ tra i 18 e i 24 anni. I ricercatori hanno analizzato tre forme di ostilità legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere: la discriminazione nei rapporti interpersonali all’interno del campus, il rifiuto di prestazioni sanitarie e la negazione di altri servizi avvenuta in passato. Le esperienze raccolte sono state poi confrontate con alcuni indicatori di salute mentale e con l’utilizzo effettivo delle cure, distinguendo tra minoranze sessuali e persone transgender o non binarie.
Gli effetti sulla salute mentale e sull’accesso alle cure
I risultati mostrano un’associazione tra le discriminazioni vissute nella quotidianità universitaria e una maggiore probabilità di riferire depressione e ansia, oltre a un rischio più elevato di pensieri suicidari. Particolarmente rilevante è il rapporto tra il rifiuto dei servizi e l’accesso all’assistenza: chi ha visto negarsi cure mediche o altri servizi ha mostrato una maggiore ideazione suicidaria e una più marcata tendenza a evitare le cure anche quando necessarie.
Nel campione, le persone transgender e non binarie hanno riferito più spesso episodi di rifiuto in ambito sanitario rispetto agli altri partecipanti. Lo studio evidenzia tuttavia anche un elemento positivo: chi aveva subito una qualche forma di discriminazione risultava più propenso a ricorrere ai servizi di supporto psicologico. Questo dato suggerisce che gli sportelli di ascolto e gli altri servizi di sostegno possono rappresentare un punto di accesso importante, soprattutto dopo un’esperienza negativa.
Uno studio da leggere con cautela
La ricerca è di tipo osservazionale e si basa su questionari. Di conseguenza, descrive associazioni statistiche rilevate in un determinato momento, ma non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, i dati sono stati raccolti in specifici contesti universitari statunitensi: non è quindi possibile estenderli automaticamente a giovani che vivono in Paesi diversi o a persone che non frequentano l’università.
Nonostante questi limiti, il lavoro sottolinea il peso dell’ambiente sociale sulla salute. Un contesto percepito come ostile può compromettere il benessere e allontanare dalla prevenzione. Dopo un’esperienza di rifiuto è comprensibile provare timore o sfiducia nel rivolgersi nuovamente a un medico, ma individuare servizi sanitari inclusivi e professionisti capaci di accogliere senza pregiudizi può aiutare a non rinunciare alle cure necessarie.
Lo studio, intitolato LGBTQ+ College Students’ Exposure to Discrimination and Relationships to Mental Health and Healthcare Utilization: Findings from a National Survey, è stato pubblicato sulla rivista Behavioral Medicine. Il DOI è 10.1080/08964289.2026.2633344.