Ad Adria, i sindaci del Delta del Po sono scesi in piazza per difendere il futuro dell’ospedale Santa Maria Regina degli Angeli e chiedere alla Regione Veneto garanzie sui servizi sanitari del Basso Polesine. La manifestazione è stata organizzata in vista della sospensione dei parti dal 1° novembre e si è trasformata in una mobilitazione più ampia contro il rischio di un progressivo ridimensionamento dell’assistenza in un territorio vasto e caratterizzato da collegamenti e peculiarità proprie.
Il corteo si è svolto sabato 24 ottobre, durante il mercato settimanale. Partito da piazza Garibaldi, ha percorso corso Vittorio Emanuele II per concludersi davanti alla sede di Banca Adria, all’incrocio con corso Mazzini. A guidare l’iniziativa è stato il sindaco Massimo Barbujani, che al termine ha illustrato le richieste dell’amministrazione comunale per la salvaguardia del presidio sanitario. Hanno partecipato anche i sindaci di Rosolina, Porto Viro, Ariano nel Polesine e Papozze.
Le richieste dei Comuni
Michele Domeneghetti, sindaco di Corbola e presidente della Conferenza dei sindaci del Distretto sociosanitario del Delta, ha sottolineato che la valutazione dell’efficienza non può basarsi soltanto sui numeri. Secondo Domeneghetti, una lettura esclusivamente quantitativa rischia di produrre disservizi concreti e di compromettere la sicurezza dei cittadini. Per questo i Comuni chiedono a Regione e Ulss 5 un’organizzazione capace di rispondere alle caratteristiche demografiche e geografiche dell’area.
Sulla necessità di un’azione condivisa si è espresso anche Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle e presidente del Parco del Delta del Po. L’ospedale di Adria, ha ricordato, rappresenta un riferimento per la popolazione, dal Pronto soccorso agli altri reparti. Pizzoli ha inoltre difeso il confronto avviato da Barbujani con le istituzioni regionali, sostenendo che il lavoro comune delle amministrazioni sia indispensabile per ottenere risposte sul futuro dei servizi.
Personale e reparti sotto osservazione
Le criticità sono state raccolte in un documento predisposto dal Comune di Adria per l’incontro istituzionale del 23 ottobre a Venezia. Nel testo si segnala che il Pronto soccorso è passato da dodici a cinque medici strutturati, nonostante registri oltre 20mila accessi l’anno. L’amministrazione richiama inoltre i prossimi pensionamenti di alcune figure mediche e la riduzione delle prestazioni specialistiche.
Tra le carenze indicate figurano l’assenza dell’otorinolaringoiatra da oltre quattro mesi, una copertura neurologica limitata a due ore settimanali e la presenza dell’oculistica per un solo giorno alla settimana. Barbujani chiede un piano per rafforzare il personale, il potenziamento di Cardiologia, Ortopedia e Chirurgia e chiarimenti sui finanziamenti destinati alla riqualificazione del Pronto soccorso, per il quale nell’agosto 2025 erano stati indicati due milioni di euro.
Le richieste riguardano anche Ginecologia e Pediatria, i servizi di trasporto e l’assistenza domiciliare per le gestanti, oltre a un confronto periodico con l’Ulss 5. Un passaggio considerato decisivo sarà l’elaborazione delle nuove schede ospedaliere regionali, attese entro marzo 2027. Il Comune chiede che, in quel quadro, venga salvaguardato il ruolo di Adria come ospedale Spoke. Dalla manifestazione è arrivato quindi un appello alla Regione e all’azienda sanitaria per ottenere impegni concreti su personale, investimenti e continuità dei servizi.