Lombardia

Frontalieri in Ticino, stipendio e potere d’acquisto sotto pressione

Indagine su 1.542 rispondenti: aumenti nominali, rincari e nuovo regime fiscale incidono sulla convenienza economica.

Lo stipendio resta la principale ragione per cui si sceglie di lavorare in Svizzera, ma il vantaggio economico rispetto all’Italia appare meno solido di quanto comunemente si ritenga. È una delle conclusioni della ricerca Lavorare oltre confine, realizzata da BiblioLavoro, il centro studi della Cisl Lombardia, per Cisl dei Laghi, Cisl Sondrio, Cisl Piemonte Orientale e Ocst. All’indagine online, condotta a maggio 2026, hanno partecipato 1.542 lavoratori, in larga parte iscritti al sindacato ticinese. I risultati sono stati presentati il 24 ottobre a Ville Ponti, Varese.

Retribuzioni e costo della vita

La fascia retributiva più frequente è quella compresa tra 4.000 e 4.999 franchi lordi al mese, nella quale rientra il 25,5% degli intervistati. Complessivamente, il 57,8% dichiara un reddito tra 3.500 e 5.999 franchi, mentre il 15,5% si colloca sotto i 3.000 franchi e il 14,6% sopra i 6.000. Il dato viene confrontato con la retribuzione mediana lorda di un impiego a tempo pieno in Svizzera, pari a 7.024 franchi nel 2024 secondo l’Ufficio federale di statistica.

Il 73% dei partecipanti si dice abbastanza o molto soddisfatto della propria retribuzione, ma soltanto il 19,5% si dichiara molto soddisfatto. Le valutazioni cambiano quando si considera il potere d’acquisto: il 44,7% riferisce che la paga è aumentata negli ultimi anni, mentre il 44,6% la considera stabile. Tuttavia, per il 48,4% il potere d’acquisto è diminuito, contro il 34% che lo giudica invariato e il 17,5% che segnala un miglioramento. Tra il 2021 e il 2025, rileva la ricerca citando dati ufficiali, i prezzi in Svizzera sono cresciuti di quasi il 7%. Il rallentamento dell’inflazione non ha cancellato i rincari accumulati.

Disparità percepite e nuovo accordo fiscale

Più della metà degli intervistati, il 55,6%, ritiene di guadagnare meno di un residente svizzero impiegato nella stessa mansione. Il 28,2% non condivide questa valutazione e il 16,2% non sa rispondere. La percezione di penalizzazione è maggiore tra chi non è coperto da un contratto collettivo: 63,4%, contro il 51,1% di chi beneficia di questa tutela. Il 68,6% dichiara di lavorare con un contratto collettivo, il 16% senza e il 15,4% non sa indicare quale sia la propria situazione. Inoltre, il 42,7% afferma di aver subito almeno una volta un trattamento sfavorevole per il fatto di lavorare oltre confine.

Il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera, in vigore dal 1° gennaio 2024, riguarda nel campione il 10,8% dei lavoratori, definiti nuovi frontalieri perché hanno iniziato l’attività in Ticino dopo il 17 luglio 2023. Per loro è prevista la tassazione in entrambi i Paesi: in Svizzera alla fonte, nella misura dell’80% di quanto dovuto, e in Italia attraverso l’Irpef, con il riconoscimento di un credito per le somme già versate. L’età media dei nuovi ingressi è di 38 anni, contro i 45 dei cosiddetti vecchi frontalieri, mentre la retribuzione lorda dichiarata è rispettivamente di 4.266 e 4.571 franchi mensili.

La differenza più rilevante emerge sul netto annuale. Uno studio dell’Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana, citato nel volume e presentato a febbraio 2026, stima che a parità di lordo un nuovo frontaliere incassi 5.942 franchi in meno all’anno con 45mila franchi di reddito, 11.004 in meno con 65mila e 14.403 con 80mila. Secondo l’Ire, il nuovo sistema riduce il netto del 15-20%. Rispetto allo scenario precedente alla riforma, in Ticino si contano circa 8mila frontalieri in meno, soprattutto per il minore ingresso di nuovi lavoratori, stimato in circa 650 a trimestre nei settori della manifattura, del commercio e del turismo. I ricercatori precisano però che il dato non equivale a 8mila persone che avrebbero lasciato il Cantone a causa della tassazione.

La legge 83 del 2023 ha portato a 10mila euro la franchigia sul reddito dei frontalieri. Cisl e Ocst chiedono ora di aumentarla ulteriormente, di introdurre nei contratti collettivi meccanismi automatici di adeguamento al costo della vita e di approvare uno Statuto dei lavoratori frontalieri. Tra gli obiettivi indicati figurano la stabilità fiscale, l’adeguamento delle franchigie Irpef e una maggiore trasparenza sulla previdenza integrativa.