Un nuovo studio ha analizzato il possibile legame tra l’utilizzo delle piattaforme per conoscere potenziali partner e il benessere psicologico maschile. La ricerca ha preso in esame non soltanto la frequenza o la presenza online, ma anche il tipo di servizio utilizzato e l’orientamento sessuale degli utenti.
Il sondaggio ha coinvolto 578 uomini adulti, di età compresa tra i 18 e i 69 anni. I partecipanti hanno fornito informazioni su immagine corporea, comportamenti alimentari, autostima, stress, umore e sintomi d’ansia. Gli studiosi hanno confrontato chi utilizzava piattaforme generaliste, basate sullo scorrimento dei profili e accessibili a persone con orientamenti diversi, con chi ricorreva ad applicazioni dedicate agli incontri tra uomini o a entrambe le categorie.
Considerando l’età dei partecipanti, non sono emerse differenze rilevanti tra i gruppi per depressione, stress generale, autostima o disturbi legati all’alimentazione. Il risultato più significativo ha riguardato invece l’ansia, con associazioni differenti a seconda dell’orientamento sessuale e della combinazione di piattaforme utilizzate.
Le differenze nei livelli di ansia
Tra gli uomini appartenenti a minoranze sessuali, come gay o bisessuali, chi utilizzava una sola categoria di applicazione presentava livelli di ansia più elevati rispetto a chi combinava servizi generalisti e app dedicate. Secondo gli autori, la possibilità di utilizzare piattaforme diverse potrebbe offrire più occasioni per rispondere a esigenze affettive o relazionali differenti e ridurre, in alcuni casi, la frustrazione. Si tratta però di una ipotesi interpretativa, non di una conclusione definitiva.
Il quadro appariva diverso tra gli uomini eterosessuali. In questo gruppo, i livelli di ansia più alti sono stati osservati tra coloro che utilizzavano contemporaneamente entrambe le tipologie di piattaforma. Il dato suggerisce che il rapporto tra ricerca di un partner, esposizione online e benessere psicologico possa essere complesso e non riconducibile a una regola valida per tutti.
Uno studio da interpretare con prudenza
La ricerca fotografa le condizioni dei partecipanti in un preciso momento attraverso un questionario. Per questo individua una associazione statistica, ma non dimostra un rapporto di causa-effetto. Non è quindi possibile stabilire se determinate modalità di utilizzo delle applicazioni aumentino l’ansia oppure se siano le persone già più ansiose a ricorrere a queste piattaforme in modi specifici, magari per cercare rassicurazione o contatti.
Gli autori segnalano inoltre alcuni limiti: il campione proviene da un contesto geografico circoscritto e non sono disponibili informazioni dettagliate sul tempo trascorso online o sulle aspettative degli utenti. I risultati non indicano dunque che cambiare applicazione rappresenti una soluzione al disagio emotivo.
Le piattaforme possono avere regole, ritmi di comunicazione e livelli di pressione estetica differenti. Prestare attenzione a come ci si sente dopo l’utilizzo, riconoscere eventuali dinamiche di giudizio o aspettative troppo gravose e concedersi pause quando la ricerca diventa fonte di tensione può aiutare a tutelare il proprio benessere digitale. Lo studio, intitolato Designed to be deleted: differential impacts of dating apps on men’s body image, mental health, and wellbeing, è stato pubblicato su Psychology and Sexuality, DOI 10.1080/19419899.2026.2734896.