Electrolux ha chiuso il terzo trimestre del 2026 con un risultato negativo e si prepara a un nuovo passaggio al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tra luglio e settembre il gruppo svedese ha registrato una perdita netta di 340 milioni di corone, pari a 30,6 milioni di euro, contro l’utile di 17 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato economico si inserisce nella vertenza che riguarda anche lo stabilimento di Forlì, dove sono previste 233 uscite volontarie incentivate: 146 tra gli operai e 87 tra gli impiegati. Il confronto con le organizzazioni sindacali, avviato a maggio, proseguirà a Roma con una serie di riunioni convocate nell’arco di sei giorni.
Gli incontri al ministero
Il primo appuntamento è fissato per mercoledì 28 ottobre. Una seconda riunione è prevista nel pomeriggio di lunedì 2 novembre nel Salone degli arazzi, con la possibilità di proseguire anche il giorno successivo. Agli incontri parteciperà il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. L’obiettivo è arrivare a un’intesa prima della presentazione del piano ai vertici della multinazionale, fissata per il 6 novembre.
Il quadro economico del gruppo resta complesso. Nel trimestre l’utile operativo è diminuito del 32%, scendendo a 54,5 milioni di euro, mentre i ricavi sono cresciuti del 5%, superando i 3 miliardi. L’aumento del fatturato non è però bastato a confermare le precedenti stime per l’intero 2026.
La società ha indicato tra i fattori di pressione la concorrenza, l’aumento dei costi delle materie prime e della logistica, oltre ai dazi statunitensi. Electrolux ha inoltre rivisto le previsioni sull’effetto combinato di volumi, prezzi e mix, ora considerato neutro sul risultato operativo rispetto al contributo precedentemente stimato come positivo. Il beneficio atteso dalle misure di efficienza dei costi è stato confermato intorno ai 360 milioni di euro.
I timori dei sindacati
Alla nuova convocazione guarda anche l’Ugl Metalmeccanici. Il segretario Francesco Stavale ha definito il confronto in una fase avanzata, ma ancora lontano da un accordo ritenuto positivo e sostenibile. Secondo il sindacato, oggi la produzione si attesta intorno a 1,5 milioni di pezzi e le prospettive per il 2027 restano analoghe.
La principale preoccupazione riguarda il 2028, quando la produzione potrebbe scendere a circa 1,2 milioni di pezzi. Una riduzione di questa portata, secondo l’organizzazione, potrebbe generare nuove eccedenze di personale e rendere necessario un ulteriore piano industriale, con una nuova riorganizzazione a breve distanza da quella attuale. Per questo i sindacati chiedono una soluzione concretamente gestibile negli stabilimenti e capace di tutelare il futuro dei lavoratori.