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Messaggi choc tra studenti, l’allarme della criminologa Unimore

La docente descrive i rischi di condizionamento e diffusione di condotte illegali attraverso piattaforme e chat.

Messaggi che incitano alla violenza, invitano a commettere reati, ad appiccare incendi e persino a compiere violenze sessuali contro compagne di classe circolano da giorni nelle chat di studenti di diverse aree d’Italia. Il fenomeno, che ha suscitato allarme anche dopo le immagini arrivate da Milano, è stato analizzato da Susanna Pietralunga, professoressa di criminologia e criminologia minorile dell’Università di Modena e Reggio Emilia e consulente del Ministero della Giustizia.

L’influenza dei gruppi e dei social

Secondo la docente, il tam tam d’odio si inserisce in una fase di incertezza dei modelli sociali e delle norme condivise. I contenuti illegali, diffusi e amplificati dai social network, possono essere utilizzati per costruire o rafforzare obiettivi in contrasto con le regole culturali e giuridiche. A muovere questi messaggi, spiega Pietralunga, possono essere singoli leader, gruppi organizzati o correnti ideologiche, con finalità anche economiche.

Il rischio maggiore riguarda la vulnerabilità degli adolescenti, soprattutto dei minori, che attraversano una fase nella quale la personalità è ancora in costruzione. Il bisogno di sentirsi parte di un gruppo e di uniformarsi ai coetanei può rendere più semplice l’adesione a contenuti estremi, anche quando propongono comportamenti illegali o criminali. Le chat online e i social diventano così strumenti capaci di accelerare la circolazione dei messaggi e di amplificarne l’impatto.

Il pericolo dell’emulazione

Pietralunga richiama inoltre la responsabilità dei mezzi di informazione, chiamati a trovare un equilibrio tra il dovere di raccontare i fatti e la necessità di evitare suggestione o banalizzazione delle condotte devianti. La diffusione di immagini e contenuti violenti, se priva di un adeguato contesto, può aumentare il rischio di emulazione, secondo un meccanismo che in criminologia viene definito diffusione a macchia d’olio.

Alla base dell’aggressività, nell’analisi della criminologa, ci sarebbe una transizione culturale resa più rapida dalla comunicazione multimediale. Il progressivo allentamento dei riferimenti condivisi può generare disorientamento negli adulti e, in misura ancora maggiore, nei giovani. In questo quadro, persone, gruppi o piattaforme possono sfruttare l’insicurezza dei minori per veicolare messaggi antinormativi e alimentare ansia, allarme sociale e caos nelle città.