Reggio nell'emilia (RE)

Piombo nelle munizioni da caccia: i rischi discussi a Reggio Emilia

Esperti, ambientalisti e medici esaminano contaminazione, fauna e alternative non tossiche

Una cartuccia utilizzata per la caccia ai merli può contenere fino a 42 grammi di piombo. Nel corso di una stagione, secondo i dati citati durante un incontro tecnico-scientifico, un singolo cacciatore può disperdere nell’ambiente circa 6,4 chilogrammi di questo metallo. Il tema è stato affrontato alla Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia, nell’ambito del convegno Ancora Piombo?, collegato alla mostra Il Veleno dopo lo Sparo.

L’iniziativa, aperta fino al 6 novembre, è promossa da Lipu, Ente Parchi Emilia Centrale e Museo Caffi di Bergamo. Attraverso reperti, collezioni e installazioni multimediali, il percorso propone una riflessione sugli effetti della dispersione delle munizioni nell’ambiente. Il convegno non è stato presentato come un atto di accusa contro l’attività venatoria, ma come un’occasione per discutere una possibile transizione verso materiali non tossici e per approfondire le conseguenze sulla biodiversità e sulla salute.

La contaminazione di terreni e acque

Durante l’incontro, Enrico Bassi, vicepresidente del Centro Studi Ornitologici, ha spiegato che i pallini di piombo lasciati sul terreno e nei bacini idrici possono essere ingeriti dalla fauna selvatica. Il metallo può inoltre entrare nella catena alimentare quando rapaci e animali necrofagi si nutrono di resti di selvaggina contaminati. Il problema riguarda quindi sia gli ecosistemi sia gli animali che vivono nelle aree interessate dalla dispersione delle munizioni.

Nel corso del convegno è stato ricordato che il piombo è noto da secoli per la sua tossicità. Il saturnismo ha rappresentato una delle principali malattie professionali nel distretto ceramico fino alla fine degli anni Settanta, mentre in seguito l’uso del metallo è stato limitato o vietato in diversi settori, dalla ceramica all’idraulica. Secondo quanto emerso dall’incontro, la produzione di munizioni da caccia continua invece a rappresentare un ambito nel quale il problema resta aperto.

Gli effetti sull’organismo

Tra le persone considerate più vulnerabili all’esposizione ci sono bambini e donne in gravidanza. Il contatto con il piombo può compromettere lo sviluppo neurologico e le capacità cognitive del feto e dei più piccoli. Negli adulti, invece, l’esposizione è associata a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari e a possibili danni renali. A richiamare l’attenzione sull’aspetto sanitario è stato Andrea Gianpreti, medico tossicologo del Centro antiveleni di Bergamo.

Gianpreti ha osservato che esistono alcuni casi pubblicati di saturnismo, ma che la consapevolezza dei rischi per la salute ha iniziato a diffondersi soprattutto in tempi recenti. Nel dibattito è stata citata anche l’esperienza di altri Paesi europei: in Danimarca l’uso del piombo è vietato dal 1996, mentre pochi anni dopo il divieto è stato introdotto nei Paesi Bassi. Bassi ha inoltre sottolineato che alcune aziende italiane producono da decenni munizioni prive di piombo destinate ai mercati esteri.