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Lovattini: «La nonviolenza contro guerra e vandalismo»

L’intervento distingue le mobilitazioni studentesche dagli episodi di caos e critica le risposte basate solo sull’ordine pubblico

Roberto Lovattini interviene sulle proteste studentesche e sugli episodi di vandalismo verificatisi in questi giorni, distinguendo tra la mobilitazione di giovani e studenti contro l’aumento delle spese militari e gli atti di danneggiamento compiuti da alcune centinaia di ragazzi. Nel suo intervento, diffuso il 23 ottobre 2026, sostiene che i due fenomeni non possano essere sovrapposti, pur avendo origine in un contesto sociale segnato da disagio e conflitti.

Proteste e disagio sociale

Secondo Lovattini, le manifestazioni hanno espresso il rifiuto della guerra e la richiesta di maggiori investimenti nell’istruzione, indicata nel testo come ferma al 4% del prodotto interno lordo. L’autore richiama inoltre la necessità di offrire prospettive ai giovani e denuncia, a suo giudizio, l’assenza di adeguate politiche educative e sociali.

Nel ragionamento vengono citati anche il mancato riconoscimento della cittadinanza ai ragazzi nati e cresciuti in Italia, le polemiche sull’inserimento degli alunni stranieri nelle classi e il rischio di colpevolizzare le nuove generazioni per problemi più ampi. Lovattini afferma di temere da tempo l’esplosione di forme di rabbia giovanile in un contesto nel quale, sostiene, non sarebbe stata garantita a tutti una vita dignitosa.

La critica alla risposta securitaria

Un altro passaggio riguarda i messaggi di allerta diffusi sui possibili disordini e il timore che gli episodi di violenza vengano ricondotti esclusivamente a una questione di ordine pubblico. Secondo l’autore, la paura potrebbe spingere i cittadini a chiudersi in casa, a non mandare i figli a scuola e a chiedere misure straordinarie, trasformando la violenza di una minoranza in uno strumento per limitare manifestazioni e proteste.

Lovattini indica nella lotta nonviolenta una possibile strategia sia sul piano etico sia su quello politico. Tra gli strumenti citati figurano l’obiezione di coscienza, la difesa nonviolenta, la resistenza civile e le tecniche di riduzione dei conflitti. L’obiettivo, sostiene, dovrebbe essere un cambiamento culturale fondato sulla preparazione della pace anziché sulla preparazione della guerra.

Nel suo intervento, l’autore critica inoltre quella che considera una condanna selettiva della violenza: da una parte gli atti compiuti durante le proteste, dall’altra il silenzio sulle morti sul lavoro, sui licenziamenti e sui conflitti internazionali. Richiama infine la questione palestinese e afferma che l’Italia sarebbe diventata dal 2025 la principale importatrice di rottami ferrosi da Israele, sostenendo che tali materiali provengano anche dalla Striscia di Gaza. La conclusione è un appello a formare gli studenti alla nonviolenza e a costruire una società più consapevole e solidale.