Le terme non sono soltanto sinonimo di relax: in presenza di determinate patologie, acque, fanghi e altre metodiche possono essere inseriti in un percorso terapeutico o riabilitativo. L’accesso alle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, però, è regolato da indicazioni precise. Non tutte le malattie e non tutti i trattamenti rientrano nella copertura pubblica, mentre la scelta dello stabilimento deve essere coerente con la diagnosi, la prescrizione e le caratteristiche delle acque.
Secondo Marco Romanelli, direttore dell’Unità operativa di Dermatologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e professore ordinario all’Università di Pisa, le cure termali possono trovare applicazione in diversi ambiti. In reumatologia sono previste, tra le altre, per l’osteoartrosi, alcune forme degenerative e i reumatismi extra-articolari, con l’impiego di fangoterapia e balneoterapia. Per l’apparato respiratorio possono essere indicate in alcune forme croniche, comprese le bronchiti croniche semplici o associate a componente ostruttiva, attraverso metodiche come le cure inalatorie.
Le patologie ammesse
In dermatologia, le indicazioni comprendono alcune forme di psoriasi, con esclusione di quelle pustolose ed eritrodermiche, l’eczema, la dermatite atopica non acuta e la dermatite seborroica ricorrente. Le terme possono essere valutate anche per alcune patologie dell’orecchio, del naso e della gola, tra cui rinopatia vasomotoria, faringolaringiti e sinusiti croniche, stenosi tubariche e determinate forme di otite cronica.
Rientrano inoltre tra gli ambiti previsti alcune condizioni dell’apparato urinario e ginecologico. Per le vie urinarie l’indicazione riguarda soprattutto la calcolosi e le recidive; in ginecologia sono comprese specifiche patologie croniche. Il trattamento può essere preso in considerazione anche per i postumi delle flebopatie croniche e per alcune forme di dispepsia e di sindrome dell’intestino irritabile associata a stipsi. In quest’ultimo caso può essere utilizzata la terapia idropinica, cioè l’assunzione di acque termali, secondo quantità e modalità stabilite dal medico.
Prescrizione, durata e spese
Per accedere alle cure attraverso il Ssn serve la prescrizione del medico di medicina generale, che valuta la situazione direttamente o sulla base della documentazione dello specialista. Una volta ottenuta la ricetta, occorre verificare che la struttura sia convenzionata con il Ssn e che offra la prestazione indicata. La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dalla località, ma dalla compatibilità tra patologia, terapia e caratteristiche dello stabilimento.
In generale è previsto un ciclo di cure all’anno della durata di 12 giorni. Le giornate non devono necessariamente essere consecutive: quando il trattamento lo consente, possono essere distribuite in periodi diversi o anche in alcuni fine settimana, concordando l’organizzazione con il medico e con la struttura. Per il ciclo il ticket sanitario è fissato a livello nazionale in 55 euro, salvo esenzioni o condizioni di partecipazione differenti.
Il ticket riguarda la prestazione termale prescritta, mentre restano normalmente a carico del cittadino le spese per viaggio, soggiorno, pasti e servizi di benessere aggiuntivi. Prima di iniziare è quindi opportuno chiedere quali prestazioni siano comprese nel ciclo sanitario e quali siano invece a pagamento.