Le aziende insediate nell’area del Consorzio industriale provinciale di Oristano generano circa il 20% del valore aggiunto prodotto dalle imprese della provincia e garantiscono lavoro al 10% degli addetti del territorio. È quanto emerge dal nuovo rapporto nazionale realizzato dalla Ficei, la Federazione Italiana dei Consorzi ed Enti di Industrializzazione, insieme al Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.
Lo studio restituisce il peso economico delle aree consortili e indica nella realtà oristanese il dato più significativo tra quelle presenti in Sardegna. Nel territorio del Consorzio sono insediate oltre il 2% delle aziende locali, con un contributo rilevante alla produzione e all’occupazione provinciale.
Il quadro della Sardegna
La Sardegna è la terza regione italiana per numero di unità locali collocate nelle aree dei Consorzi industriali: sono 2.136 insediamenti, con oltre 30.800 addetti. Tra il 2019 e il 2023 l’occupazione nelle aree consortili è aumentata del 36,9%, il dato più alto in Italia, davanti al Veneto che ha registrato una crescita del 36,7%.
Nello stesso periodo il valore aggiunto regionale delle aree consortili è cresciuto del 57,8%, un risultato superato soltanto dal Molise. Oggi queste aree producono circa il 15% del valore aggiunto generato dalle imprese sarde. Restano però alcuni margini di miglioramento: le aziende consortili che esportano sono il 22% delle unità locali, contro il 35,5% della media nazionale, mentre il peso dei comparti ad alta tecnologia è ancora contenuto.
Le priorità indicate dal Consorzio
Il presidente del CIPOR, Antonello Demelas, ha definito i risultati una conferma del ruolo delle aree industriali come pilastro dell’economia provinciale e leva per lo sviluppo. Secondo Demelas, i dati rappresentano anche una responsabilità per il Consorzio, chiamato a valorizzare aree attrezzate, infrastrutture e servizi e a favorire la competitività delle imprese e l’arrivo di nuovi investimenti.
Tra i principali fattori che incidono sulle aziende vengono indicati la logistica, l’accesso ai mercati, l’innovazione e il costo dell’energia. Il CIPOR sta concludendo uno screening sul problema energetico e un’analisi delle possibili soluzioni, valutando interventi legati alle fonti rinnovabili, all’autoconsumo e alle comunità energetiche.
Secondo il rapporto nazionale, nel 2023 le aree dei Consorzi aderenti alla Ficei ospitavano complessivamente 10.829 unità locali e quasi 244 mila addetti. Il fatturato superava gli 86 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto oltrepassava i 18 miliardi. Tra il 2019 e il 2023 l’occupazione è aumentata in media del 5% all’anno, con oltre 40 mila nuovi posti di lavoro.
Le imprese consortili risultano inoltre più produttive della media: il valore aggiunto per addetto è pari a 75.400 euro, il 31% in più rispetto al dato nazionale, mentre ogni unità locale conta mediamente 22,5 addetti contro i 3,6 della media italiana. Il 58,6% ha investito in tecnologie digitali, il 48,2% in efficienza energetica e ambientale e il 31,5% in impianti per la produzione di energia rinnovabile.
I direttori dei Consorzi giudicano positive le infrastrutture interne, comprese reti di servizio, trasporti e connettività digitale, ma segnalano la carenza di piattaforme logistiche e intermodali. Le aree disponibili per nuovi insediamenti sono basse o medio-basse in oltre otto casi su dieci. Oltre l’83% dei direttori chiede quindi politiche specifiche per attrarre investimenti, insieme a più personale qualificato e a una riduzione della burocrazia.