Ancona (AN)

Minacce nelle chat, controlli nelle scuole di Ancona

La verifica ha escluso pericoli reali; alcuni ragazzi non sono andati a lezione

Un messaggio con minacce di attacchi contro persone presenti alla stazione e in alcuni istituti superiori ha allarmato studenti, genitori e docenti di Ancona. Il testo, diffuso nelle chat studentesche, annunciava aggressioni, accoltellamenti e violenze razziste, indicando anche sei scuole del capoluogo: Galilei, Itis, Rinaldini, Savoia, Benincasa e Istvas.

Il contenuto è circolato nelle ore precedenti a una giornata di lezioni e ha spinto diversi adulti a contattare le forze dell’ordine. La polizia ha ricevuto segnalazioni sia il giorno della diffusione sia in quello successivo e ha disposto un monitoraggio degli istituti. Le minacce si sono rivelate infondate: ad Ancona non si sono verificati episodi violenti collegati al messaggio.

Il testo e il contesto

Il messaggio era scritto con errori ortografici e in uno stile colloquiale, apparentemente costruito per sembrare inviato da uno studente. Dopo l’elenco degli istituti, indicava un presunto ingresso favorito da un compagno e invitava a scegliere rapidamente il bersaglio. La parte conclusiva conteneva insulti razzisti e riferimenti neofascisti, oltre a un appuntamento fissato alle 8 in un sottopassaggio.

Secondo quanto riferito dalla polizia, il caso anconetano rientra in un fenomeno più ampio. Da alcuni giorni messaggi allarmistici vengono rilanciati sui social network e su WhatsApp tra studenti universitari e delle scuole superiori del Nord Italia. I testi preannunciavano per il giorno successivo violenze indiscriminate, stupri di gruppo e rappresaglie di matrice neofascista.

Presidi e accertamenti

La circolazione delle voci è stata favorita dalla paura seguita ai disordini, agli scontri e alle devastazioni avvenuti nel fine settimana a Milano. In diverse città alcuni studenti sono rimasti a casa da scuola, mentre polizia e Digos hanno rafforzato i presidi in via preventiva e avviato accertamenti per risalire agli autori della campagna di disinformazione.

Ad Ancona sono state inviate pattuglie, compatibilmente con le risorse disponibili e con il numero elevato di istituti presenti nel capoluogo. Al momento, ha precisato la polizia, non risultano comunicazioni ufficiali del Ministero dell’Interno sui mittenti. Non ci sono inoltre elementi concreti che colleghino direttamente i messaggi ad attacchi informatici o a campagne organizzate da soggetti stranieri, anche se le modalità di diffusione richiamano dinamiche già documentate di disinformazione e guerra ibrida.