Una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, datata 8 ottobre 2026, riporta al centro del dibattito il funzionamento dei servizi sociali e il ruolo dei tribunali per i minorenni in Italia. Secondo la ricostruzione contenuta nel testo, la Corte avrebbe evidenziato criticità legate al coordinamento tra servizi territoriali, autorità giudiziaria e istituzioni pubbliche, con particolare riferimento ai procedimenti che riguardano genitori e figli.
Il nodo principale riguarda i provvedimenti di allontanamento dei minori. La posizione espressa nell’articolo è che, in alcuni casi, i servizi sociali avrebbero assunto valutazioni e funzioni che spettano invece al giudice. La loro attività, secondo quanto riportato, dovrebbe concentrarsi sulla raccolta di dati e informazioni e sulla descrizione della situazione familiare, con una funzione istruttoria. La decisione finale, compresa quella sull’eventuale allontanamento, dovrebbe rimanere di competenza dell’autorità giudiziaria.
Le criticità nei procedimenti
Nel testo viene inoltre attribuita alla Corte europea una critica nei confronti dei tribunali per i minorenni, accusati di lasciare in alcuni casi un margine eccessivo alla discrezionalità dei servizi sociali, limitandosi a confermarne l’operato. Particolare attenzione viene dedicata agli incontri e ai percorsi di osservazione della famiglia, considerati una fase decisiva per comprendere le ragioni della vicenda. Secondo la ricostruzione proposta, questa attività sarebbe priva di una disciplina sufficientemente precisa e di un sistema strutturato di vigilanza.
Il richiamo rivolto allo Stato italiano riguarderebbe quindi la necessità di definire con chiarezza competenze, procedure e controlli. Nel testo si sostiene che la relazione dei servizi sociali debba conservare natura tecnica e istruttoria, mentre il confronto sulle valutazioni e sulle decisioni dovrebbe avvenire davanti al giudice, con la partecipazione dei legali delle parti. L’obiettivo indicato è garantire il rispetto del principio di bigenitorialità e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo alla tutela della vita privata e familiare.
La posizione dell’associazione
La vicenda viene collegata all’attività dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, che afferma di occuparsi dal 2016 della regolamentazione dei servizi sociali nei procedimenti familiari. L’associazione riferisce di avere sollecitato Regioni e Comuni a definire, attraverso leggi e regolamenti, ruoli e funzioni degli operatori e di avere elaborato un protocollo tipo per disciplinare la fase degli incontri e degli interventi.
Secondo quanto dichiarato dall’associazione, lo schema sarebbe stato depositato agli atti delle Regioni Valle d’Aosta e Umbria. L’organizzazione sostiene inoltre di avere promosso incontri e convegni sul tema e chiede che il confronto sulla disciplina dei servizi sociali venga riaperto alla luce della decisione europea. Le valutazioni sull’applicazione concreta dei principi richiamati e sulle eventuali responsabilità dovranno comunque essere verificate nelle singole procedure e nel quadro delle competenze attribuite dalla legge ai servizi e all’autorità giudiziaria.