La prevenzione del tumore della cervice uterina passa dai controlli periodici e dalla vaccinazione contro il Papillomavirus umano. In Lombardia il programma di screening è rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni, con modalità che variano in base all’età, allo stato vaccinale e alla storia dei controlli precedenti.
Nel territorio dell’ATS della Montagna, il programma ha raggiunto nel 2025 una copertura dell’81,2% della popolazione interessata. Il dato conferma un’ampia adesione al percorso di prevenzione, ma indica anche la possibilità di coinvolgere un numero ancora maggiore di donne nei controlli raccomandati.
Come funziona il percorso
Gli strumenti utilizzati sono il Pap-test e il test HPV. Il primo consente di individuare eventuali alterazioni delle cellule del collo dell’utero che potrebbero richiedere ulteriori accertamenti; il secondo ricerca il DNA del virus HPV, associato allo sviluppo della maggior parte dei tumori della cervice uterina.
La scelta dell’esame e la periodicità degli appuntamenti dipendono dalla fascia d’età e dal percorso individuale definito dalle indicazioni sanitarie. I programmi di screening del cervicocarcinoma sono attivi da anni e vengono aggiornati sulla base dei progressi della medicina e delle evidenze scientifiche.
Il ruolo della vaccinazione
Accanto ai controlli, la vaccinazione contro il Papillomavirus rappresenta uno dei principali strumenti per ridurre il rischio di infezioni da HPV e di numerose forme tumorali, tra cui il carcinoma della cervice uterina. Screening e immunizzazione hanno funzioni complementari e non sostitutive.
Il richiamo alla prevenzione arriva durante Ottobre in Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sui controlli sanitari. Aderire agli appuntamenti raccomandati consente di individuare eventuali alterazioni precancerose e di intervenire tempestivamente, mentre verificare la propria situazione vaccinale permette di seguire le indicazioni previste per età e condizioni individuali.