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Retatrutide, risultati promettenti contro diabete e peso

La terapia sperimentale ha ridotto emoglobina glicata e massa corporea in 537 adulti, ma restano dubbi sulla sicurezza a lungo termine.

Una molecola sperimentale potrebbe offrire un nuovo approccio nella gestione degli adulti con diabete di tipo 2 e difficoltà a ridurre il peso. Si tratta di retatrutide, un farmaco ancora in fase di studio che agisce su tre recettori ormonali: GLP-1, GIP e glucagone. L’obiettivo è intervenire contemporaneamente sul controllo della glicemia, sull’appetito e sul dispendio energetico.

Il principio attivo è definito un triplo agonista recettoriale. I recettori GLP-1 e GIP sono già coinvolti in terapie utilizzate per migliorare la risposta all’insulina e favorire la sazietà. L’attivazione del recettore del glucagone rappresenta invece l’elemento distintivo della molecola, pensato per aumentare il consumo energetico senza compromettere l’equilibrio degli zuccheri nel sangue.

I risultati dello studio

La sperimentazione, pubblicata su Lancet, ha coinvolto 537 adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato attraverso dieta e attività fisica. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a diversi dosaggi di retatrutide o a un placebo, somministrati con un’iniezione sottocutanea settimanale. Il periodo di osservazione è durato 40 settimane.

Al termine dello studio, i partecipanti trattati con la molecola hanno registrato una riduzione dell’emoglobina glicata, il parametro che riflette la media dei livelli di glucosio nel sangue nei mesi precedenti. Con il dosaggio più elevato, il calo è stato di quasi due punti percentuali rispetto ai valori iniziali. Sul fronte del peso, la riduzione media è stata del 15,3% con la dose maggiore, contro il 2,6% osservato nel gruppo placebo.

Effetti indesiderati e limiti

I benefici sono stati accompagnati soprattutto da disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale, generalmente lievi o moderati e tendenti a ridursi nel tempo. Tra il 2% e il 5% dei partecipanti ha interrotto il trattamento a causa di questi effetti. Durante lo studio non sono stati segnalati episodi di ipoglicemia grave.

I dati vanno comunque interpretati con cautela. Dieci mesi di osservazione rappresentano un periodo limitato per valutare un trattamento destinato a persone con una malattia cronica. Saranno necessari studi più lunghi per verificare la sicurezza nel tempo e confronti diretti con i farmaci già disponibili, così da capire se l’azione combinata garantisca un vantaggio concreto nella pratica clinica.

Retatrutide non è oggi prescrivibile ed è ancora oggetto di sperimentazione. I risultati non costituiscono quindi una terapia disponibile né una scorciatoia per gestire diabete e sovrappeso. Alimentazione equilibrata, movimento regolare e trattamenti approvati restano i riferimenti della gestione quotidiana. Chi non ottiene risultati soddisfacenti dovrebbe discuterne con il proprio medico, senza modificare autonomamente le cure.

Lo studio citato è TRANSCEND-T2D-1, dal titolo “Efficacy and safety of retatrutide, a GIP, GLP-1, and glucagon receptor agonist, in people with type 2 diabetes and inadequate glycaemic control with diet and exercise”. Il DOI della pubblicazione è 10.1016/S0140-6736(26)00967-0.