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Ex Ilva, nuova protesta a Genova contro la cassa integrazione

Personale riunito ai cancelli ha marciato verso la Prefettura; il M5S prepara atti nei consigli locali.

La mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano è ripresa a Genova nella mattinata di lunedì 19 ottobre. La protesta nasce dalla richiesta di estendere il ricorso alla cassa integrazione a quasi tutti i dipendenti dello stabilimento, riaccendendo le preoccupazioni sul futuro occupazionale e produttivo del sito siderurgico.

Gli operai si sono riuniti davanti ai cancelli della fabbrica per un’assemblea e successivamente hanno formato un corteo diretto verso la Prefettura di Genova. Una delegazione ha raggiunto la sede istituzionale, presidiata dalle forze dell’ordine, con la presenza della Polizia e della Digos. Al centro della mobilitazione resta l’incertezza sulle prospettive dello stabilimento e sulla possibilità di mantenere attive le lavorazioni.

La richiesta sugli ammortizzatori sociali

La ripresa della protesta arriva a pochi giorni dalle precedenti manifestazioni e dalle rassicurazioni fornite dal Governo sulla continuità produttiva del sito genovese. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato lo stanziamento delle risorse necessarie per garantire la cassa integrazione, insieme a un finanziamento di 41 milioni di euro destinato all’amministrazione straordinaria.

Secondo quanto comunicato dalla premier, le risorse avrebbero dovuto consentire di mantenere in riscaldo gli altoforni in attesa della decisione della Cassazione del 20 ottobre. Sul tema era intervenuto anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che aveva riferito alla Camera di aver dato mandato ai commissari di reperire le bramme necessarie ai laminatoi di Taranto e i coils destinati agli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.

Gli annunci sulla continuità delle lavorazioni si sono però confrontati con la nuova richiesta di ampliare il numero dei dipendenti interessati dalla cassa integrazione. È questo il punto che, secondo i lavoratori, rende ancora più incerto il quadro industriale e occupazionale dello stabilimento di Cornigliano.

Le iniziative del Movimento 5 Stelle

La vicenda ha provocato anche la reazione del Movimento 5 Stelle, che contesta la distanza tra gli impegni annunciati dal Governo e gli sviluppi successivi della vertenza. Gli esponenti pentastellati sostengono che, a poco più di 48 ore dalle rassicurazioni del 15 ottobre, la richiesta di estendere gli ammortizzatori sociali abbia smentito le garanzie fornite ai lavoratori.

Il M5S accusa inoltre l’esecutivo di non aver definito una strategia industriale capace di tutelare l’occupazione e di assicurare un futuro allo stabilimento genovese. La nuova richiesta viene giudicata incompatibile con gli impegni sulla continuità produttiva e con la necessità di garantire approvvigionamenti e salari.

Per martedì 20 ottobre sono stati annunciati due ordini del giorno straordinari, uno in Regione Liguria e uno nel Consiglio comunale di Genova. Le iniziative sono promosse dai capigruppo Stefano Giordano, in Regione, e Marco Mes, in Comune, con l’obiettivo di sollecitare un intervento delle istituzioni locali nei confronti del Governo.

Gli atti chiedono garanzie sulla continuità produttiva, sulla disponibilità dei materiali e sulla salvaguardia dei posti di lavoro, insieme alla sicurezza dei dipendenti e alla tutela ambientale. Mes sottolinea che la questione non riguarda soltanto Genova, ma le prospettive della siderurgia italiana. Giordano, invece, chiede alla Giunta regionale e al presidente Marco Bucci di assumere un ruolo attivo e di ottenere chiarimenti sugli impegni già annunciati.

La protesta di Cornigliano torna così al centro del confronto istituzionale, mentre i lavoratori chiedono certezze concrete sul futuro della fabbrica e sulla salvaguardia dell’occupazione.