Nel 2025 in Italia oltre 5,4 milioni di persone vivevano in condizioni di povertà assoluta, insieme a più di 2,1 milioni di famiglie. È quanto emerge dalle stime dell’Istat, che fotografano un fenomeno in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, ma ancora esteso e segnato da profonde differenze sociali e territoriali.
L’incidenza della povertà assoluta si è attestata all’8% delle famiglie, contro l’8,4% del 2024, e al 9,3% degli individui, rispetto al 9,8% dell’anno precedente. Le situazioni più difficili si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno e tra le fasce più giovani. Il dato raggiunge il 19,2% nei nuclei con almeno cinque componenti e il 10,5% nelle famiglie composte da quattro persone. Particolarmente esposti anche i nuclei con un solo genitore, dove l’incidenza arriva all’11,5%.
Le fasce più esposte
La cittadinanza dei componenti incide in modo significativo. La quota scende al 5,9% nelle famiglie formate esclusivamente da italiani, sale al 26,7% quando nel nucleo è presente almeno uno straniero e arriva al 29,4% tra le famiglie composte interamente da cittadini stranieri. Resta sostanzialmente stabile la povertà relativa, che riguarda oltre 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di persone: l’incidenza è del 10,8% tra i nuclei e del 14,8% tra gli individui.
Sul piano geografico, il Mezzogiorno registra il dato più elevato, con circa 813mila famiglie coinvolte e un’incidenza del 9,6%. Seguono il Nord-Ovest, con il 7,7%, e il Nord-Est, con il 7,4%. Il Centro presenta la percentuale più contenuta, pari al 6,3%. La condizione interessa in modo rilevante anche i minori: sono oltre 1 milione e 136mila, pari al 12,5% della popolazione sotto i 18 anni. Tra i giovani tra 18 e 34 anni, invece, le persone in povertà assoluta sono quasi 1 milione e 198mila, con un’incidenza del 12,1%.
Un ulteriore elemento di differenziazione è rappresentato dal livello di istruzione. Nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha almeno un diploma superiore, l’incidenza è del 4,4%; sale all’11,9% con la licenza media e raggiunge il 12,3% con la sola licenza elementare.
La situazione nel Fermano
Il quadro nazionale si riflette anche nel Fermano, dove la crisi del settore calzaturiero continua a pesare su imprese, lavoratori e famiglie. Nel primo semestre del 2026, secondo i dati del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, l’export di calzature della provincia di Fermo si è fermato a 262,3 milioni di euro, in calo del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e di quasi un quarto rispetto al primo semestre del 2023.
La contrazione delle esportazioni si accompagna al ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà, oltre alle preoccupazioni per riduzioni degli organici, licenziamenti e prospettive occupazionali incerte lungo la filiera. A Fermo, inoltre, sarebbero oltre 250 le famiglie in attesa di un alloggio pubblico, secondo il dato indicato per la graduatoria degli alloggi popolari. Un numero significativo per una città di poco più di 34mila abitanti.