La provincia di Prato ha perso 241 imprese artigiane in un anno, 200 delle quali attive nel comparto tessile, abbigliamento e calzature. È quanto emerge dalle elaborazioni regionali di Ebret, l’Ente bilaterale dell’artigianato toscano, realizzate sui dati Inps relativi al periodo compreso tra maggio 2025 e maggio 2026. Il bilancio evidenzia le difficoltà della manifattura locale e riporta l’attenzione sulla tenuta di una filiera storicamente centrale per l’economia pratese.
Il calo del comparto Tac
Nel complesso, le aziende artigiane presenti nel territorio provinciale sono scese da 4.035 a 3.794 unità. La contrazione più consistente riguarda il comparto Tac, acronimo di tessile, abbigliamento e calzature, passato da 2.749 a 2.549 attività in dodici mesi. La perdita di 200 imprese interessa quindi il settore maggiormente legato alla tradizione produttiva della provincia e alla sua filiera della moda.
Un saldo negativo viene registrato anche nella provincia di Pistoia, dove le imprese artigiane risultano diminuite di 97 unità. In controtendenza, nello stesso periodo le iscrizioni a Ebret sono aumentate da 951 a 1.020. Secondo l’analisi, il dato deve essere letto anche alla luce della storica difficoltà di diffusione della bilateralità in alcune componenti del tessuto produttivo pratese e non modifica il quadro complessivo di riduzione delle attività.
Costi e credito tra i fattori di difficoltà
Per Cna Toscana Centro, alla base della situazione ci sarebbe la concomitanza di più elementi: la contrazione della domanda, l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime e un accesso al credito che rischia di diventare più oneroso. La pressione incide soprattutto sulle piccole realtà, che devono affrontare margini ridotti e prospettive incerte in un contesto produttivo già sottoposto a forti trasformazioni.
Emiliano Melani, presidente di Cna Toscana Centro, sottolinea che i numeri riguardano non soltanto l’andamento delle attività economiche, ma anche il patrimonio di competenze costruito negli anni da imprenditori e lavoratori. L’associazione avverte che la riduzione delle aziende potrebbe tradursi nella dispersione di professionalità e capacità produttive difficili da ricostruire. Per Prato, la tenuta dell’artigianato viene quindi considerata strettamente legata alla salvaguardia della filiera tessile e del patrimonio manifatturiero locale.