Emilia-Romagna

Nuovo polo ospedaliero a Modena, dubbi su fondi e servizi

Muzzarelli interroga la Regione sull’operazione da 550 milioni e sull’assetto di Policlinico, Baggiovara, Carpi e Sassuolo

Il progetto per un nuovo grande polo ospedaliero a Modena apre un confronto politico e istituzionale sul futuro della sanità provinciale. L’ipotesi prevede un investimento da 550 milioni di euro per una struttura a Baggiovara, mentre il Policlinico verrebbe ripensato come ospedale cittadino. Al momento, tuttavia, non risultano atti ufficiali che definiscano il percorso e le modalità di finanziamento dell’intervento.

A sollevare i dubbi è Gian Carlo Muzzarelli, ex sindaco di Modena, consigliere regionale del Partito democratico e presidente della Commissione Sanità. In un’interrogazione alla Giunta regionale ha richiamato una lettera dell’assessore alla Sanità Massimo Fabi, datata 27 novembre 2025, nella quale si affermava che non risultavano percorsi in corso per modificare servizi fondamentali degli ospedali modenesi. Per Muzzarelli, l’annuncio del nuovo polo rappresenta quindi un sorprendente cambio di rotta.

Il nodo delle risorse

Dal 2019 Policlinico e Baggiovara sono formalmente un unico ospedale articolato su due sedi, ciascuna con una propria vocazione. Un modello costruito nel tempo dalla Regione insieme all’Università e ai professionisti sanitari e che, secondo Muzzarelli, non dovrebbe essere descritto come una presenza di doppioni. L’interrogazione presentata alla Giunta contiene undici domande, a partire dalla copertura economica dell’operazione.

I 550 milioni di euro per Baggiovara si aggiungerebbero infatti alle risorse necessarie per il nuovo ospedale di Carpi, che secondo il consigliere non sarebbero ancora interamente disponibili. Restano inoltre da chiarire i costi per adeguare via del Pozzo e il destino dell’intervento già programmato per il rifacimento dell’ala A del Policlinico. Il sindaco sostiene che la ristrutturazione complessiva della struttura esistente richiederebbe circa 320 milioni di euro, senza però risolverne i limiti strutturali.

Pronto soccorso e rete provinciale

Uno dei punti più delicati riguarda il pronto soccorso di via del Pozzo, che accoglie circa 70mila persone l’anno, quasi duecento al giorno. Altri 48mila accessi vengono registrati a Baggiovara. Il progetto prevede che il pronto soccorso del Policlinico resti nella sede attuale, ma Muzzarelli chiede quali servizi saranno garantiti attorno all’emergenza, soprattutto se l’ospedale non dovesse più trattare i casi più complessi.

La normativa nazionale impone infatti la presenza continua di diverse specialità e funzioni di supporto, tra cui medicina interna, chirurgia, anestesia, ortopedia, radiologia e laboratorio. L’interrogazione chiede di chiarire se queste competenze resteranno disponibili e con quale organizzazione. Sul tavolo c’è anche l’impatto sulla rete provinciale: il nuovo polo potrebbe modificare il ruolo degli ospedali di Carpi e Sassuolo, mentre resta da valutare se Carpi sarebbe sufficientemente dimensionato per diventare un riferimento dell’area nord.

Muzzarelli richiama infine le conseguenze sui trasporti, considerando che le linee del filobus cittadino sono state progettate per collegare la popolazione al Policlinico. Contesta inoltre il metodo seguito finora: una decisione destinata a incidere sulla sanità modenese per decenni, sostiene, dovrebbe essere discussa con i sindaci e in Consiglio comunale, non considerata già definita sulla base di dichiarazioni agli organi di informazione.

Critiche arrivano anche dal centrodestra. Ferdinando Pulitanò, di Fratelli d’Italia, ricorda i ritardi e i cambi di impresa nel cantiere del materno-infantile, aperto dal 2022. Forza Italia chiede invece di sapere quanti posti letto e quanti medici aggiuntivi porterebbe concretamente il nuovo polo. Il sindaco prevede che il Policlinico mantenga pronto soccorso e materno-infantile, destinando gli spazi liberati all’Università e ad alloggi per medici, infermieri e studenti.

I sindaci della provincia si riuniranno il 30 e 31 ottobre. La prossima decisione spetterà alla Regione, chiamata a chiarire se e quando il quadro illustrato nella lettera di Fabi sia cambiato.