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Oppioidi in gravidanza, ricoveri più frequenti nei figli

Uno studio sudcoreano su quasi tre milioni di bambini rileva un’associazione attenuata dal confronto tra fratelli.

L’assunzione di oppioidi durante la gravidanza è associata a un numero maggiore di ricoveri ospedalieri nei figli, soprattutto nei primi anni di vita. A indicarlo è uno studio osservazionale condotto utilizzando i dati del servizio sanitario nazionale della Corea del Sud. La ricerca non dimostra però un rapporto di causa-effetto tra i farmaci e i problemi di salute osservati.

I ricercatori hanno collegato le informazioni sanitarie delle madri a quelle dei figli, analizzando quasi tre milioni di bambini seguiti fino a un massimo di 14 anni. Sono stati considerati esposti quelli le cui madri avevano ricevuto almeno due prescrizioni di oppioidi, tra cui codeina, tramadolo, ossicodone o morfina, nello stesso trimestre di gravidanza. Il gruppo comprendeva circa 119.000 bambini.

I risultati dello studio

Nel confronto iniziale, effettuato tra bambini con caratteristiche simili per diversi aspetti, il tasso di ricoveri è risultato più alto del 28% tra quelli esposti agli oppioidi prima della nascita. Si tratta di un aumento relativo: non significa che un bambino su quattro sia stato ricoverato, ma che il numero dei ricoveri, già contenuto in termini assoluti, era superiore rispetto al gruppo di confronto.

L’associazione appariva più marcata con l’aumentare della dose e della durata delle prescrizioni: circa il 19% in più con dosi basse e circa il 40% con dosi alte. I ricoveri riguardavano cause diverse, tra cui infezioni, disturbi respiratori e digestivi, problemi alla bocca e alle vie urinarie, oltre a traumi. La differenza era più evidente nei primi cinque anni e tendeva poi ad attenuarsi.

Il confronto tra fratelli

Un’analisi ulteriore ha confrontato fratelli della stessa madre, uno esposto agli oppioidi in gravidanza e l’altro no. In questo caso la differenza nei ricoveri si è ridotta all’8%. Il dato suggerisce che una parte rilevante dell’associazione iniziale possa dipendere da fattori familiari condivisi, come l’ambiente domestico, le abitudini, le condizioni di salute della madre o il problema che aveva reso necessario il trattamento.

Lo studio presenta alcuni limiti. Una prescrizione non garantisce che il farmaco sia stato effettivamente assunto e potrebbero esistere fattori non misurati in grado di influenzare i risultati. Inoltre, per ogni ricovero è stata considerata soltanto la diagnosi principale. Per questo gli autori non possono stabilire che siano stati gli oppioidi a provocare la piccola differenza rimasta nel confronto tra fratelli.

Per chi è in gravidanza, i risultati non giustificano la sospensione autonoma di una terapia. Anche un dolore non trattato può avere conseguenze sulla salute della madre e del bambino. È invece opportuno discutere con il medico la possibilità di alternative, la dose minima efficace e la durata più breve possibile. Se il bambino è già nato, informare il pediatra dell’esposizione può aiutarlo a tenerne conto durante i normali controlli. La fonte scientifica è lo studio pubblicato con DOI 10.1371/journal.pmed.1004829.