Monza (MB)

Monza, chiesta una condanna per Giovanna Rigato

L'accusa sostiene che l'ex showgirl abbia domandato un milione minacciando dichiarazioni dannose; la difesa parla di risarcimento

Il pubblico ministero di Monza ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi per Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello imputata per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. La richiesta è stata formulata nell’ambito del procedimento che vede la showgirl accusata di avere tentato di ottenere dall’ex presidente del Consiglio una somma di denaro.

La contestazione della Procura

Secondo l’accusa, Rigato avrebbe preteso un milione di euro da Berlusconi, minacciando di rivolgersi ai magistrati con dichiarazioni ritenute lesive della sua immagine. Il quadro contestato dalla Procura riguarda dunque una richiesta economica accompagnata, secondo l’impostazione accusatoria, dalla prospettazione di conseguenze negative sul piano giudiziario e reputazionale.

La vicenda è collegata al coinvolgimento della donna nel processo Ruby e alle cosiddette cene eleganti di Arcore. Proprio questo legame con i procedimenti che avevano riguardato l’ex premier costituisce il contesto nel quale, secondo quanto riportato nel processo, sarebbe maturata la richiesta di denaro.

La posizione dell’imputata

Rigato ha sempre respinto le accuse di tentata estorsione. La sua versione è che la somma non sarebbe stata richiesta come prezzo per il silenzio, ma come una sorta di risarcimento per il danno d’immagine che, a suo dire, avrebbe subito dopo essere stata coinvolta nel caso Ruby e nelle vicende legate alle serate di Arcore.

La richiesta avanzata dal pubblico ministero non equivale a una sentenza: ora spetta al tribunale valutare le accuse, gli elementi raccolti e la ricostruzione fornita dalla difesa. Nel procedimento figurano inoltre, come parti civili, i figli di Silvio Berlusconi, ex leader di Forza Italia e già presidente del Consiglio.

Il processo ruota quindi attorno alla diversa interpretazione della richiesta di denaro: per l’accusa si sarebbe trattato di una pressione finalizzata a ottenere un pagamento attraverso la minaccia di dichiarazioni dannose; per l’imputata, invece, di una pretesa risarcitoria legata alle conseguenze personali e d’immagine della sua partecipazione ai procedimenti Ruby.