Torino (TO)

Donna torturata per dodici ore, arrestato il compagno a Torino

L’indagine ricostruisce un rapporto BDSM degenerato in botte, scariche elettriche e minacce

Un rapporto sessuale iniziato nell’ambito del BDSM sarebbe degenerato in una lunga sequenza di violenze. A Torino, un uomo è stato arrestato con l’accusa di tortura dopo aver costretto la compagna a subire dodici ore di pratiche estremamente violente. La vicenda, per come è stata ricostruita, si sarebbe svolta all’interno dell’abitazione della coppia.

Il rapporto nato come pratica consensuale

La coppia aveva concordato di avere un rapporto sessuale legato al BDSM, sigla che indica un insieme di pratiche relazionali, psicologiche e sessuali fondate su dinamiche di ruolo, scambio di potere e sensazioni. L’elemento centrale di queste pratiche è il consenso delle persone coinvolte. In questo caso, però, secondo la ricostruzione, il consenso sarebbe venuto meno quasi subito.

L’uomo avrebbe immobilizzato la compagna legandole mani e piedi con fascette di plastica. Da quel momento sarebbero iniziate azioni particolarmente brutali, protratte per circa dodici ore. La donna sarebbe stata sottoposta a condotte violente attraverso diversi strumenti, in un contesto che avrebbe trasformato il rapporto concordato in una situazione di costrizione e sopraffazione.

Gli strumenti e le violenze contestate

Tra gli oggetti utilizzati ci sarebbe stato un taser artigianale, ottenuto modificando una racchetta elettrica per zanzare. La vittima sarebbe stata inoltre colpita con una pistola ad aria compressa e sottoposta all’uso di vari strumenti destinati a pratiche sessuali estreme, tra cui oggetti dotati di punte e catene di metallo.

Nel corso delle dodici ore, l’uomo l’avrebbe anche picchiata e strangolata più volte. Sono questi gli elementi che hanno portato all’arresto con l’ipotesi di tortura. La vicenda viene quindi distinta da una pratica sessuale consensuale: l’uso della forza, l’immobilizzazione e le condotte contestate avrebbero cancellato il presupposto dell’accordo iniziale, lasciando la donna esposta a violenze prolungate.

Il caso riporta l’attenzione sulla differenza tra pratiche basate su ruoli e scambio di potere, che richiedono un consenso libero e consapevole, e comportamenti imposti con la forza. Nel procedimento, la ricostruzione delle ore trascorse dalla donna immobilizzata e sottoposta alle diverse violenze dovrà essere valutata dall’autorità giudiziaria, nel rispetto delle garanzie previste per la persona arrestata.