AMICA APS, l’Associazione Italiana Elettrosensibili APS e l’Associazione Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV hanno inviato una lettera ai deputati e ai senatori del Parlamento, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministro della Salute e all’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Al centro dell’iniziativa ci sono gli smart meter e i sistemi di telelettura dei consumi energetici, con particolare attenzione alle possibili conseguenze della diffusione di dispositivi wireless negli ambienti domestici.
La missiva, datata 2 ottobre 2026 e accompagnata da una memoria tecnico-scientifica e giuridica, chiede un intervento urgente a tutela delle persone con ipersensibilità elettromagnetica, indicate nel documento con l’acronimo EHS. Le associazioni sollecitano l’abrogazione dell’obbligo di telelettura previsto dalla Direttiva Ue 2018/2002 e dal decreto legislativo 73/2020, oltre alla sospensione dell’installazione di sistemi basati su radiofrequenza fino all’introduzione di garanzie ritenute adeguate per i diritti fondamentali.
Le richieste alle istituzioni
Tra le proposte figura anche il divieto di utilizzare sistemi wireless di telelettura in luoghi pubblici e sensibili, come scuole, ospedali e uffici. Le firmatarie chiedono inoltre che siano concretamente disponibili soluzioni alternative prive di trasmissioni a radiofrequenza. La memoria propone di sospendere o prorogare il termine del 1° gennaio 2027, così da consentire una valutazione degli impatti sanitari, ambientali e sociali e favorire lo sviluppo di tecnologie differenti.
Secondo le associazioni, la normativa europea non impone formalmente l’uso della radiofrequenza. Nella pratica, però, la telelettura sarebbe realizzata soprattutto attraverso tecnologie wireless, considerate dagli operatori più semplici ed economiche da installare. Il tema riguarda in particolare i ripartitori di calore collocati sui radiatori, la cui lettura da remoto, senza accesso alle abitazioni, favorirebbe l’impiego di dispositivi a radiofrequenza. Per le firmatarie, la neutralità tecnologica prevista dalle norme dovrebbe tradursi nella possibilità effettiva di scegliere anche sistemi cablati.
Salute, accessibilità e principio di precauzione
Nel documento, AMICA, AIE e Atto Primo sostengono che la presenza diffusa di sorgenti a radiofrequenza negli edifici possa rappresentare una barriera ambientale per le persone con EHS, con ripercussioni sull’accesso alla casa, al lavoro, alle cure e alla vita sociale. La memoria descrive i sintomi riferiti dalle persone interessate e richiama studi sperimentali ed epidemiologici sugli effetti biologici delle radiofrequenze, tra cui stress ossidativo, alterazioni cellulari e disturbi neurologici. Si tratta di argomentazioni e valutazioni contenute nel documento delle associazioni.
Le firmatarie contestano inoltre l’adeguatezza di standard di sicurezza concentrati soprattutto sugli effetti termici e chiedono una valutazione delle esposizioni prolungate e dei cosiddetti effetti non termici. Sul piano giuridico richiamano il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione e dall’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, oltre al principio di precauzione previsto dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Ue.
La memoria prospetta anche possibili profili di discriminazione indiretta quando non siano garantiti accomodamenti ragionevoli e alternative tecnologiche per le persone con disabilità. Le associazioni chiedono quindi di valutare i benefici della telelettura insieme ai costi sanitari, sociali e ambientali, senza trascurare la protezione dei dati di consumo, della vita privata e della sicurezza informatica. L’obiettivo dell’efficienza energetica, concludono, dovrebbe essere perseguito assicurando salute, accessibilità e libertà di scelta tecnologica.