Settantacinque detenuti per 43 posti nella Casa di reclusione di Fermo e 154 persone ristrette su 103 posti nella Casa circondariale di Ascoli Piceno. Sono i dati aggiornati a settembre 2026 del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, che descrivono una situazione di sovraffollamento diffusa negli istituti delle Marche.
A Fermo il tasso di affollamento raggiunge il 174,4%, con 32 presenze in più rispetto alla capienza regolamentare. Ad Ascoli Piceno il rapporto si attesta al 149,5%, con un’eccedenza di 51 detenuti. Il quadro regionale comprende complessivamente 1.101 persone detenute a fronte di 802 posti regolamentari o effettivamente utilizzabili: il dato evidenzia un surplus di 299 presenze e una percentuale complessiva del 137,3%.
Una pressione estesa agli istituti regionali
La criticità non riguarda quindi soltanto le strutture di Fermo e Ascoli Piceno. Secondo la fotografia elaborata sui dati DAP, cinque dei sei istituti penitenziari marchigiani risultano oltre il limite di capienza. La presenza di un numero di detenuti superiore agli spazi disponibili incide sull’organizzazione quotidiana, sulla gestione del personale, sulla vivibilità degli ambienti e sulle condizioni di sicurezza all’interno delle strutture.
Il sovraffollamento non rappresenta soltanto un problema numerico. La riduzione degli spazi e la carenza di aree comuni possono rendere più difficile assicurare condizioni adeguate di detenzione e, nello stesso tempo, organizzare attività destinate alla formazione, allo studio, al lavoro e al sostegno psicologico. È su questo terreno che si intreccia il tema della funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.
Il reinserimento come parte della pena
Il percorso di reinserimento sociale, secondo l’impostazione richiamata nell’analisi, non dovrebbe iniziare soltanto al termine della detenzione, ma essere costruito durante tutto il periodo trascorso in carcere. Perché ciò avvenga, sono necessari spazi adeguati, personale sufficiente e programmi trattamentali capaci di accompagnare le persone detenute verso la formazione e il ritorno nella comunità.
Nelle strutture di Fermo e Ascoli Piceno, come negli altri istituti regionali, direzioni, educatori, Polizia penitenziaria e realtà del terzo settore operano in un contesto segnato da difficoltà organizzative e da una cronica carenza di organico. Il lavoro e la formazione vengono indicati come strumenti utili a ridurre il rischio di recidiva, ma la loro efficacia dipende dalla disponibilità di risorse, ambienti idonei e personale dedicato.
Il tema investe quindi anche la sicurezza della collettività. Favorire il reinserimento non significa attenuare la responsabilità per i reati commessi né ignorare il dolore delle vittime, ma creare le condizioni perché la pena abbia una prospettiva successiva alla semplice privazione della libertà. La richiesta rivolta alle istituzioni centrali riguarda il rafforzamento degli organici e degli spazi, affinché la finalità rieducativa possa essere applicata in modo concreto nelle carceri marchigiane e nel resto del Paese.