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Il Pd di Grosseto critica la nuova legge elettorale

La denuncia: capilista scelti dai partiti possono ridurre la presenza femminile nelle istituzioni

Il Partito democratico di Grosseto critica la nuova legge elettorale approvata dalla Camera l’8 ottobre, sostenendo che il provvedimento possa ridurre la presenza delle donne in Parlamento. La posizione è stata espressa da Maria Claudia Rampiconi, responsabile delle politiche di genere e delle pari opportunità della segreteria provinciale del Pd, attraverso un comunicato.

Il nodo dei capilista

Secondo Rampiconi, il principale elemento di rischio riguarda la scelta del primo nome nelle liste di ciascun collegio. Questa decisione spetta ai partiti e non agli elettori: il capolista, sostiene il Pd, parte infatti con un vantaggio decisivo nell’elezione. La precedente disciplina, il Rosatellum, prevedeva un equilibrio tra uomini e donne nelle posizioni di vertice, con un rapporto indicato nel 60-40. La nuova legge non riproporrebbe invece lo stesso vincolo.

La conseguenza, secondo la responsabile democratica, è che i partiti potrebbero collocare più frequentemente uomini al primo posto e relegare le candidate in posizioni meno favorevoli. L’alternanza nelle preferenze, aggiunge, non sarebbe sufficiente a compensare il vantaggio assicurato dal capolista. Per il Pd non si tratta soltanto di una questione numerica, ma anche del rischio di consolidare uno stereotipo secondo cui gli uomini guidano e le donne seguono.

Rappresentanza e lavoro

Rampiconi collega il tema della rappresentanza politica alla necessità di affrontare le disuguaglianze nella vita quotidiana. Tra gli ambiti citati figurano asili nido, scuola, congedi parentali, assistenza alle persone anziane e con disabilità, conciliazione tra lavoro e famiglia, contrasto alla violenza e alle discriminazioni. Una minore presenza femminile nei luoghi decisionali, sostiene, rischierebbe di rendere meno visibili questi temi e di produrre conseguenze sociali ed economiche durature.

Nel comunicato viene richiamato anche il Global Gender Gap Report 2026, secondo cui l’Italia si colloca all’83° posto su 145 Paesi e al 121° per partecipazione e opportunità economiche. Rampiconi cita inoltre una crescita dello 0,5% nel 2025 e la stima della Banca d’Italia, secondo cui senza un aumento del lavoro femminile e giovanile il Pil potenziale potrebbe ridursi di circa il 9% entro il 2050.

Il documento si sofferma infine sulla situazione della Maremma. Secondo i dati richiamati da Confartigianato e Camera di commercio, il territorio è settimo in Italia per peso dell’occupazione femminile indipendente e conta 26 imprese femminili ogni 100, rispetto a una media nazionale di 24. Nel 2025 le imprese femminili grossetane risultano però 7.814, in calo dello 0,3%. Il Pd segnala inoltre il peso ancora prevalente del lavoro di cura sulle donne, la presenza nei servizi, nel turismo stagionale e nel pubblico impiego e la diffusione di part-time non scelti e contratti precari.

La posizione si conclude con il richiamo all’articolo 51 della Costituzione, che impegna la Repubblica a promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive. Per Rampiconi, la legge approvata dalla Camera si muove nella direzione opposta e rende necessario un maggiore ascolto dei dati sul lavoro e sulla partecipazione femminile.