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Elezioni 2027, il voto anticipato agita la maggioranza: FdI ci pensa, per Forza Italia e Lega sarebbe un incubo

Suggestione di Fratelli d'Italia di andare al voto tra aprile e giugno, mentre Forza Italia e Lega guardano alla scadenza naturale della legislatura

Elezioni 2027, il voto anticipato agita la maggioranza: FdI ci pensa, per Forza Italia e Lega sarebbe un incubo

Approvata la legge elettorale, un minuto dopo il tormentone è diventato un altro: quando si andrà a votare per le Politiche e il rinnovo del Parlamento.

Dalla suggestione di un election day a maggio alla possibilità di anticipare le Politiche a giugno: il calendario elettorale diventa terreno di confronto nel Centrodestra.

In queste ore la premier Giorgia Meloni sta invitando alla prudenza (anche se rumors sempre insistenti segnalano la suggestione di Fratelli d’Italia di andare al voto tra aprile e giugno), mentre Forza Italia e Lega guardano alla scadenza naturale della legislatura.

La premier e leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni
La premier e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni

Sullo sfondo, la legge di Bilancio e le partite amministrative nelle grandi città.

Un nuovo tormentone, quando si andrà a votare per le Politiche 2027?

La scadenza naturale della legislatura resta fissata in autunno, ma nella maggioranza il calendario elettorale è già diventato materia di confronto.

Prima maggio (ma qualcuno non esclude addirittura aprile), con l’ipotesi di accorpare le elezioni nazionali alle Amministrative, poi giugno, una finestra che consentirebbe al Governo successivo di organizzare con più margine la prossima manovra economica.

Non c’è, al momento, una decisione ufficiale.

Ci sono però dichiarazioni pubbliche (e altre ufficiose, sottotraccia) che rendono il tema attualissimo e mostrano sensibilità differenti tra i partiti della coalizione.

La posizione prudente (ma è davvero così) della premier

La linea della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è improntata (ufficialmente) alla cautela.

La premier (e leader di Fratelli d’Italia) ha liquidato il dibattito sulle possibili date delle elezioni come un esercizio prematuro, ricordando che alla conclusione della legislatura manca ancora circa un anno.

Una posizione che si inserisce nella volontà, già espressa a settembre, di proseguire il lavoro dell’Esecutivo fino alla scadenza naturale, finché resteranno solide le condizioni politiche per governare.

La prudenza di Palazzo Chigi non ha però chiuso la discussione.

Anzi, le parole di altri esponenti della maggioranza hanno riportato in primo piano una domanda che riguarda tanto la strategia politica quanto l’organizzazione concreta delle prossime elezioni.

E del resto non bisogna dimenticare che proprio Meloni aveva avvisato i suoi che se non fosse passata la legge elettorale si sarebbe andati subito al voto.

L’ipotesi giugno e le indicazioni “sottotraccia” date agli uomini di partito

Fatto sta che all’interno di FdI, per scaramanzia, nessuno fino all’approvazione della nuova legge elettorale era stato autorizzato a parlare del calendario delle Politiche.

Ma sottotraccia molti uomini di partito (soprattutto quelli più alle prese con la macchina organizzativa burocratica) erano stati già messi in preallarme per una scadenza ad aprile.

Passata la legge, la questione è tornata di estrema attualità.

Anche perché a riaprire il dossier è stato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e figura di primo piano nell’area più vicina alla premier.

Giovanbattista Fazzolari
Giovanbattista Fazzolari

In un’intervista al Foglio dell’8 ottobre, Fazzolari ha indicato due possibili finestre temporali: giugno oppure settembre, in prossimità della conclusione naturale della legislatura.

Il ragionamento è soprattutto organizzativo: votare a giugno permetterebbe al nuovo esecutivo di affrontare la legge di Bilancio con tempi meno compressi.

Non si tratta di un annuncio di elezioni anticipate, né della conferma di una scelta già compiuta.

È però un’apertura esplicita alla possibilità di un voto prima dell’autunno, proveniente da un interlocutore particolarmente vicino alla presidente del Consiglio.

Il nodo della manovra è tutt’altro che secondario.

Nel 2022, dopo le elezioni di settembre, il Governo appena insediato dovette lavorare alla prima legge di Bilancio in tempi strettissimi.

Anticipare il voto di alcuni mesi potrebbe evitare di ripetere quello scenario.

E attenzione, anticipare il voto significherebbe evitare eventuali pronunciamenti contrari alla legge elettorale da parte della Corte costituzionale.

Elezioni anticipate, lo spauracchio di Lega e Forza Italia

La prospettiva di un’accelerazione non convince gli alleati.

Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha ribadito che per gli azzurri la strada da seguire è quella della scadenza naturale.

Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia
Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia

La sua posizione è netta: le valutazioni di Fazzolari non coincidono con l’orientamento di FI.

Anche Matteo Salvini, alla guida della Lega, si colloca sulla linea del voto in autunno.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini

Il messaggio dei due alleati è sostanzialmente lo stesso: prima occorre portare avanti il programma di Governo e affrontare gli impegni economici, senza trasformare l’ipotesi di elezioni anticipate in una scadenza politica già acquisita.

Ma si tratta anche di un calcolo politico elettorale. Entrambi si augurano di rinsaldare le fila dei rispettivi partiti e magari si “sgonfi” anche un po’ l’effetto Vannacci.

Eppure Fratelli d’Italia spinge, l’ipotesi election day

Fatto sta che sull’ipotesi di anticipare il voto, la discussione era emersa già nei giorni precedenti, quando Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, aveva evocato la possibilità di votare a maggio insieme alle Amministrative.

Lucio Malan di Fratelli d’Italia

Intervenendo a Un giorno da pecora, Malan aveva osservato che un appuntamento elettorale comune avrebbe potuto avere una sua logica.

Il tema dell’election day riguarda anche la geografia del voto.

Nel 2027 sono attese importanti elezioni comunali, con partite delicate in città come Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna e Palermo.

Accorpare le consultazioni potrebbe significare ridurre i costi organizzativi e concentrare in una sola giornata la mobilitazione degli elettori.

Sul piano politico, però, l’effetto è meno prevedibile: il voto nazionale potrebbe rafforzare i candidati amministrativi dello stesso schieramento oppure essere condizionato dagli equilibri locali.

È proprio questo uno degli elementi che rende la scelta tutt’altro che facile e scontata per i partiti.