In occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre 2026, la Comunità di Capodarco ha denunciato le disuguaglianze presenti nell’assistenza psichiatrica sul territorio italiano. L’organizzazione, che quest’anno celebra 60 anni di attività a favore delle categorie svantaggiate, richiama l’attenzione sulle difficoltà affrontate dalle persone con disturbi psichici e dalle loro famiglie.
Servizi diversi da regione a regione
Secondo la Comunità, la rete dei Centri per la salute mentale presenta una distribuzione frammentata e non dispone di standard uniformi. Non in tutte le aree i servizi restano aperti per l’intera giornata e, viene sottolineato, mancano ancora percorsi preferenziali nei Pronto soccorso per le persone in condizioni di acuzie.
L’assenza di procedure chiare e di strutture di sostegno, prosegue la denuncia, lascia in molte situazioni le famiglie senza riferimenti adeguati. La presa in carico dei pazienti risulterebbe quindi disomogenea, con differenze significative tra i territori e con una disponibilità di assistenza che non garantisce ovunque le stesse opportunità di cura.
La Comunità cita inoltre il dato di circa un milione di italiani seguiti dai servizi territoriali e indica nella scarsità delle risorse destinate dal Fondo sanitario uno dei nodi del sistema, anche rispetto al contesto europeo. In questo quadro, spettacoli teatrali e mostre possono contribuire a mantenere alta l’attenzione sul tema, ma secondo l’organizzazione molte iniziative sono sostenute soprattutto dal privato sociale.
Stigma e approcci giustizialisti
Nel documento viene richiamato anche il persistere dello stigma sociale nei confronti della malattia psichica, ancora percepita in alcuni casi come un’etichetta o come una colpa personale. Per Capodarco, questa impostazione rischia di allontanare le persone dai percorsi di cura e di contraddire lo spirito della riforma Basaglia, fondata sul superamento dell’emarginazione.
L’organizzazione esprime poi preoccupazione per quella che definisce una deriva giustizialista nella narrazione politica e mediatica. Alcuni episodi di cronaca, sostiene, vengono utilizzati per sovrapporre il disagio psichico non adeguatamente seguito a comportamenti delinquenziali. La Comunità distingue invece i due piani e attribuisce eventuali situazioni drammatiche anche alla mancanza di supporto sociale e sanitario.
La richiesta finale è un cambiamento nel modo di affrontare la salute mentale, con il passaggio dai diritti formalmente riconosciuti a servizi reali e accessibili. L’obiettivo indicato è favorire l’inclusione e il pieno reinserimento nella comunità delle persone con disturbi psichici, riducendo le differenze territoriali e contrastando gli stereotipi.