Fumo e alcol non sono soltanto comportamenti individuali, ma fenomeni condizionati da interessi economici, scelte pubbliche e livello di educazione sanitaria. È il punto di partenza del libro Smetto quando voglio?, scritto da Silvio Garattini, medico e ricercatore, insieme a Valentino Gardi, magistrato e professore universitario di materie giuridiche. Il volume analizza le dipendenze attraverso medicina, scienza e diritto, ponendo l’accento sulla responsabilità della collettività nella prevenzione.
Secondo Garattini, intorno a fumo, alcol, droghe e gioco d’azzardo ruotano interessi economici rilevanti, che possono finire per prevalere sulla tutela della salute. Il conflitto tra salute pubblica e fatturato emerge anche nelle politiche contro il tabagismo. Tra le misure indicate dal farmacologo ci sono il divieto di pubblicità e l’aumento del prezzo delle sigarette, considerato uno strumento utile per ridurre l’attrattiva del consumo, soprattutto quando i prodotti restano facilmente accessibili.
Il tabacco, viene ricordato nel libro, non danneggia soltanto i polmoni. Il consumo aumenta il rischio di almeno 27 malattie, comprese patologie respiratorie croniche, problemi cardiovascolari e diverse forme di tumore. Tra i legami meno conosciuti figurano quelli con la cataratta e l’artrite reumatoide. Anche il fumo passivo può nuocere alle persone esposte, mentre sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato non sono privi di rischi e non possono essere considerati automaticamente innocui.
Un capitolo è dedicato anche al fumo di terza mano, cioè ai residui che restano sulle superfici e negli ambienti dopo lo spegnimento della sigaretta, e al fumo di quarta mano, riferito alla dispersione e al trasporto di questi contaminanti in altri luoghi. L’analisi comprende inoltre l’impatto ambientale del tabacco e la necessità di proteggere bambini e adolescenti dall’esposizione e dall’inizio del consumo.
Alcol e salute pubblica
Un altro tema centrale è il rapporto con l’alcol, spesso associato alla convivialità e alla cultura alimentare. Garattini richiama il fatto che l’alcol è cancerogeno e sottolinea come gli interessi economici del settore possano ostacolare una comunicazione più chiara dei rischi. Il consumo può aumentare la probabilità di alcune forme tumorali, danneggiare il fegato, interferire con il funzionamento del cervello e avere conseguenze sulla salute cardiovascolare e sulla fertilità.
In gravidanza, l’esposizione all’alcol può compromettere lo sviluppo del feto: per questo, la scelta più sicura è evitarlo completamente. Particolare attenzione viene riservata ai giovani, per i quali informazione e prevenzione dovrebbero tradursi in regole rispettate e controlli efficaci. Garattini propone inoltre un insegnamento sistematico dell’educazione alla salute nella scuola, con almeno un’ora settimanale dedicata a questi argomenti e affidata a persone competenti.
La formazione, secondo il farmacologo, deve essere accompagnata dall’esempio degli adulti e degli operatori sanitari. Un medico che fuma, osserva, può indebolire il messaggio sui rischi del tabacco: i comportamenti contano quanto le parole. Per chi ha già sviluppato una dipendenza servono invece strutture adeguate, personale preparato e percorsi di cura accessibili, oggi non sempre disponibili in modo uniforme sul territorio.
Il messaggio conclusivo del volume è che non basta invitare una persona a smettere facendo appello alla volontà. Le dipendenze coinvolgono meccanismi complessi e richiedono interventi sulle cause, riduzione degli stimoli al consumo, educazione sanitaria e rispetto delle regole. Prevenire significa quindi sostenere chi è già dipendente, ma anche evitare che altre persone sviluppino un problema.