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Dieta dissociata, nessun vantaggio dimostrato sul dimagrimento

Studio su 54 persone: a parità di energia, l’ordine degli alimenti non ha prodotto risultati migliori

Separare carboidrati e proteine, evitando per esempio di abbinare pasta e carne nello stesso pasto, non sembra aiutare a perdere più peso. È la conclusione a cui porta il principale confronto diretto tra una dieta dissociata e un’alimentazione bilanciata, con le stesse calorie complessive. Il risultato ridimensiona la promessa di dimagrire rapidamente modificando soltanto il modo in cui gli alimenti vengono accostati.

Lo studio ha seguito 54 persone con obesità, ricoverate per sei settimane. Un gruppo ha seguito una dieta dissociata, mentre l’altro ha consumato carboidrati e proteine insieme all’interno di un regime bilanciato. Entrambi i programmi fornivano circa 1.100 calorie al giorno: a cambiare era quindi la combinazione dei cibi, non l’apporto energetico.

Al termine del periodo di osservazione, chi aveva separato gli alimenti aveva perso in media 6,2 chilogrammi, contro i 7,5 chilogrammi dell’altro gruppo. La differenza non è risultata statisticamente significativa. I partecipanti sono quindi dimagriti in modo simile e la dieta dissociata non ha mostrato un vantaggio né sulla riduzione del peso né su quella del grasso corporeo.

Il dato va comunque interpretato con prudenza: riguarda un solo confronto, un gruppo ristretto di persone e un periodo breve. Non consente di affermare che tutti gli schemi alimentari siano equivalenti, ma indica che un beneficio specifico della separazione tra carboidrati e proteine non è stato dimostrato.

Il bilancio energetico resta il fattore centrale

Le linee guida per gli adulti con sovrappeso o obesità indicano come obiettivo un deficit energetico, cioè l’introduzione di una quantità di energia inferiore a quella consumata. Questo non significa adottare un unico modello alimentare o contare necessariamente ogni caloria. Diete diverse possono portare allo stesso risultato, se permettono di mantenere nel tempo un bilancio energetico coerente con la perdita di peso.

Una revisione di 61 studi randomizzati, che ha coinvolto quasi 7.000 persone, ha confrontato regimi a basso contenuto di carboidrati con diete dalla quota di carboidrati equilibrata. La differenza nel peso perso è stata di circa un chilogrammo nel breve periodo e inferiore a un chilogrammo dopo uno o due anni. Le due strategie hanno quindi prodotto risultati mediamente simili, senza dimostrare una superiorità generale di una delle due.

Anche l’ipotesi legata alla glicemia non offre una risposta definitiva. Le diete a basso indice o carico glicemico sono state analizzate in 10 studi su 1.210 partecipanti, con periodi di osservazione compresi tra otto settimane e 18 mesi. Il peso perso in più rispetto alle diete con indice glicemico maggiore era in media di circa 0,8 chilogrammi, ma il margine di incertezza andava da quasi 2 chilogrammi in più a circa 300 grammi in meno. È quindi possibile anche l’assenza di una differenza.

Attenzione alle perdite troppo rapide

Inseguire il dimagrimento più veloce possibile può comportare rischi. Una perdita di peso molto rapida può aumentare la probabilità di calcoli della colecisti, soprattutto nel caso di diete a bassissimo apporto calorico e dopo la chirurgia dimagrante. Il rischio riguarda la velocità eccessiva della perdita e non significa che un dimagrimento appropriato sia dannoso.

Chi sta valutando una restrizione marcata dovrebbe parlarne prima con un medico o con un dietista. Il percorso più adatto deve tenere conto dello stato di salute, dei farmaci assunti, delle preferenze personali e della possibilità di mantenere nel tempo i risultati. Separare o unire carboidrati e proteine può quindi dipendere dal gusto e dalla praticità; sul peso conta soprattutto il piano complessivo che la persona riesce a seguire con continuità.