Ad Arezzo prende il via il quarto ciclo di incontri del progetto SOSTEGNI, promosso dall’associazione ToscanaBILE con il patrocinio del Comune e il sostegno della Fondazione Arezzo Comunità. L’iniziativa è rivolta ai caregiver, cioè alle persone che assistono quotidianamente familiari o persone fragili, offrendo momenti di ascolto, confronto e orientamento.
Cinque appuntamenti a ingresso gratuito
Il programma prevede cinque incontri gratuiti, moderati da professionisti esperti. Gli appuntamenti si terranno sempre di sabato, alle 10:30, nella sede di Fuoricentro, in Largo Primo Maggio 42. Il primo è in calendario il 17 ottobre e sarà dedicato al confine tra la cura e il sovraccarico, con un approfondimento sui segnali iniziali del burnout.
Il calendario proseguirà il 31 ottobre con un incontro dal titolo La rete che non c’è: costruire relazioni per combattere la solitudine. Il 14 novembre sarà affrontato il tema della gestione delle emozioni difficili, tra frustrazione, impotenza e ambivalenza. Gli appuntamenti successivi saranno il 28 novembre, dedicato alla costruzione di un gruppo familiare capace di collaborare nella cura, e il 12 dicembre, con una riflessione sull’identità di chi assiste una persona fragile oltre il proprio ruolo di caregiver.
Il sostegno a chi assiste
Secondo l’amministrazione comunale, il patrocinio nasce dal riconoscimento dell’attualità del tema e dalla volontà di dare voce a chi affronta ogni giorno situazioni complesse. L’obiettivo dichiarato è contribuire a ridurre il senso di solitudine e favorire una maggiore attenzione della comunità verso le difficoltà vissute dai caregiver.
Salvatore Mauro, presidente di ToscanaBILE APS, sottolinea che chi si prende cura degli altri rischia spesso di mettere in secondo piano i propri bisogni. Gli incontri, finanziati attraverso la raccolta del 5×1000, sono pensati come uno spazio di condivisione nel quale affrontare aspetti concreti della vita quotidiana, dal rischio di burnout alla solitudine, dalla gestione delle emozioni alle dinamiche familiari.
Il progetto punta inoltre a ribadire che chiedere aiuto non rappresenta un segno di debolezza, ma può diventare uno strumento per continuare a prendersi cura di sé e degli altri. Al centro del percorso ci saranno quindi il riconoscimento delle fatiche personali e la possibilità di trovare ascolto e sostegno senza affrontare in isolamento il proprio ruolo.