Una scuola inclusiva deve riconoscere le differenze tra gli studenti e predisporre gli strumenti necessari perché tutti possano raggiungere le proprie potenzialità. È il punto centrale dell’intervento firmato da Chiara Scaramagli, esponente di Fratelli d’Italia e assessora con deleghe a Pubblica Istruzione e Formazione, Politiche Giovanili, Processi Partecipati e Gemellaggi, intervenuta nel dibattito sul cosiddetto tetto agli stranieri nelle classi.
La riflessione prende spunto dalle posizioni espresse dal professor Fioravanti. Secondo Scaramagli, la conoscenza dell’italiano rappresenta il primo strumento di libertà, partecipazione e integrazione per chi arriva nel nostro Paese. Per questo, sostiene, gli studenti devono poter contare su un contesto che favorisca l’apprendimento e l’uso quotidiano della lingua, così da entrare pienamente nella comunità.
Il criterio indicato nel dibattito
Allo stesso tempo, l’assessora richiama il diritto degli alunni che già conoscono l’italiano a non vedere rallentato il proprio percorso e a ricevere una formazione completa. Le classi, osserva, possono avere esigenze molto diverse: una presenza numerosa di ragazzi appena arrivati e privi delle competenze linguistiche necessarie richiede interventi differenti rispetto a un gruppo di studenti che parla correttamente italiano e ha già frequentato il sistema scolastico nazionale.
Per Scaramagli, riconoscere questa situazione non significa introdurre una distinzione su base etnica o razziale. Il criterio, precisa, deve essere esclusivamente linguistico e riguardare gli effettivi bisogni formativi, indipendentemente dalla provenienza degli studenti. Nel suo intervento ricorda inoltre che già nel 1989 e nel 1990, durante il periodo in cui Sergio Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione, due circolari ministeriali indicavano, per quanto possibile, di non superare quattro o cinque alunni stranieri per classe, con l’obiettivo di favorire l’integrazione linguistica.
Le risorse indicate dal Governo
Nel testo viene citato anche l’impegno economico dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Scaramagli riferisce di oltre 14 milioni di euro destinati a corsi personalizzati di italiano, quasi 29 milioni provenienti dai fondi FAMI per la formazione civico-linguistica e 20 milioni del Programma nazionale 2021-2027 per il potenziamento delle competenze linguistiche. A queste risorse aggiunge 11 milioni per i laboratori e 40 milioni per il contrasto alla dispersione scolastica.
L’assessora contesta infine le interpretazioni secondo cui il provvedimento mirerebbe a escludere gli stranieri dalle classi. La sua lettura è che il decreto punti invece a rafforzare la preparazione linguistica degli studenti, creando condizioni più adeguate per l’inserimento. La conclusione dell’intervento è che l’inclusione non consista nel trattare situazioni diverse come identiche, ma nel fornire a ciascun ragazzo gli strumenti necessari per partire davvero alla pari.