Le intercettazioni, telefoniche e ambientali, sono al centro dell’impianto accusatorio nel processo a carico di Matteo Nocera, ex infermiere 44enne di Argenta accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, 83 anni. L’anziano è morto il 5 settembre 2024 mentre era ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini.
Il ruolo dei colloqui captati è stato esaminato nell’udienza di giovedì 8 ottobre davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara. A deporre è stato il luogotenente Davide Bruni, che ha ricostruito le fasi dell’inchiesta, avviata dopo la segnalazione di alcune infermiere sull’ammanco di fiale di Midazolam nelle notti tra il 13 e il 14 settembre e tra il 23 e il 24 settembre.
L’indagine sui farmaci
Gli investigatori avevano ipotizzato un possibile collegamento tra la scomparsa del sedativo e due decessi avvenuti nel reparto: quello di Rivola e quello della 90enne Floriana Veronesi, morta il 24 settembre. Durante le due notti esaminate, Nocera era l’unico infermiere in servizio nel settore dove erano state trovate le fiale vuote. Il reparto ospitava circa venti pazienti, divisi nei settori giallo e rosa, con un infermiere per ciascuna area durante il turno notturno.
I carabinieri hanno sequestrato gli alibox, i contenitori nei quali erano state rinvenute le fiale, e hanno disposto intercettazioni nei confronti dell’imputato e degli altri dipendenti. Come ha spiegato Bruni, l’indagine è stata condotta a 360 gradi. Gli accertamenti hanno poi escluso un coinvolgimento di Nocera nella morte di Veronesi.
Diversa la posizione dell’ex infermiere per il decesso di Rivola. Gli esami tossicologici hanno escluso la presenza di Midazolam, ma secondo la Procura l’anziano avrebbe ricevuto senza finalità terapeutiche Esmeron, un miorilassante utilizzato in urgenza per facilitare l’intubazione. In assenza di respirazione artificiale, il farmaco può impedire al paziente di respirare autonomamente e provocarne la morte.
Il medicinale non era stato inizialmente preso in considerazione. Gli investigatori sarebbero arrivati a ricercarlo dopo alcune conversazioni tra colleghi, nelle quali si faceva riferimento a un utilizzo anomalo di farmaci. Da quel momento gli accertamenti sono stati estesi a tutti i medicinali e la molecola è stata individuata negli esami medico-legali su Rivola. Nel febbraio 2025 è stato inoltre rilevato l’ammanco di quattro fiale di Esmeron, quando Nocera era già sospeso.
Le contestazioni dell’accusa
La causa ufficiale della morte era stata indicata nella sepsi da infezione delle vie urinarie. Dalla documentazione sanitaria, tuttavia, sarebbe emerso che l’infezione era già stata curata durante un precedente ricovero a Cona e che la diagnosi era stata riportata per errore nella lettera di dimissioni, per poi essere ricopiata ad Argenta. Nel diario assistenziale non risultava annotato un episodio di vomito copioso riferito invece nelle intercettazioni, né la somministrazione di farmaci.
In una conversazione, un’infermiera avrebbe raccontato che quella sera Nocera aveva messo una flebo. Altre intercettazioni riguarderebbero commenti dell’imputato sulla morte, presunte pressioni per non riportare nel diario l’episodio di vomito e la paura manifestata da una dipendente nei suoi confronti.
Nocera deve rispondere anche di maltrattamenti pluriaggravati ai danni di altri pazienti. Secondo la ricostruzione della Procura, il 22 settembre 2024 avrebbe provocato lesioni gravi a un anziano usando un bisturi per praticare un’incisione nelle parti intime senza anestesia. Le figlie dell’uomo avrebbero riferito agli investigatori che il padre, dopo l’intervento, temeva di essere ucciso in ospedale. Tra gli elementi emersi figura anche il riferimento alla cosiddetta bomba Nocera, espressione usata per indicare un cocktail di lassativi che l’infermiere avrebbe preparato per alcuni anziani.
L’imputato, chiamato a confrontarsi con la ricostruzione investigativa, ha respinto le accuse e durante l’udienza ha contestato le dichiarazioni del luogotenente Bruni. La presidente della Corte d’Assise, Piera Tassoni, lo ha richiamato alla calma. Il procedimento proseguirà il 15 ottobre con il controesame del difensore, l’avvocato Lorenzo Valgimigli.