È ancora nello scalo portuale di Cremona la monumentale opera realizzata da Giò Pomodoro, in attesa delle operazioni necessarie al trasferimento. La struttura, dal peso complessivo di 12 tonnellate, dovrebbe riprendere il viaggio nei prossimi giorni con destinazione Marghera.
La presenza del manufatto ha attirato l’attenzione per le sue dimensioni e per la collocazione nell’area portuale. Si tratta di una grande struttura metallica, riconoscibile per le forme e i segni che caratterizzano il linguaggio dello scultore marchigiano. Prima della partenza dovranno essere completate le attività preparatorie al trasporto.
La prossima tappa sarà Marghera
Il trasferimento dell’opera sarà curato dall’azienda Fagioli. La permanenza a Cremona è legata proprio alla preparazione del viaggio e alle operazioni necessarie a movimentare un manufatto di notevoli dimensioni e peso. Una volta conclusi gli interventi, la scultura lascerà lo scalo cremonese per raggiungere Marghera.
A rendere particolarmente significativa la presenza dell’opera in città è la firma dell’autore, tra i protagonisti della scultura italiana del Novecento. Nato a Orciano di Pesaro nel 1930 e morto a Milano nel 2002, Pomodoro ha sviluppato una ricerca incentrata sulla materia, sullo spazio e sulla costruzione della forma.
Il legame con Cremona
Dopo le prime esperienze artistiche condivise con il fratello Arnaldo, l’artista si dedicò alla scultura, sperimentando materiali e soluzioni differenti. La sua produzione ha attraversato bronzo, marmo e pietra, comprendendo numerose opere monumentali destinate anche agli spazi pubblici.
Nel lavoro di Pomodoro il rapporto tra superfici, pieni e vuoti costituisce uno degli elementi centrali. Le sue opere sono pensate non soltanto come oggetti, ma anche come elementi capaci di confrontarsi con l’ambiente circostante. Il rapporto con Cremona è stato valorizzato anche dalla rassegna Cremona Contemporanea, che nel 2026 ha presentato opere dell’artista in tre luoghi della città: Palazzo Comunale, Palazzo Vescovile e il Politecnico di Milano – Polo territoriale di Cremona. L’esposizione ha riunito lavori realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, documentando anche la sperimentazione con fibra di vetro e poliestere.