Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, ha raccontato il percorso affrontato all’Ospedale Galliera di Genova dopo l’asportazione di un basalioma e la successiva ricostruzione cutanea al naso. Il governatore ha mostrato il risultato dell’intervento e rassicurato i cittadini, spiegando che presto tornerà al lavoro. Il caso ha riportato l’attenzione sul carcinoma basocellulare, una patologia molto più frequente di quanto si pensi.
Secondo il dermatologo Lamberto Zocchi, il carcinoma basocellulare può raggiungere in Italia un’incidenza di circa 200 casi ogni 100mila persone, contro i 130 casi circa del tumore della mammella. In Australia e Nuova Zelanda si arriva quasi a 800 casi ogni 100mila abitanti. Il basalioma, noto anche come epitelioma basocellulare, è quindi il tumore cutaneo più diffuso e, in generale, la neoplasia più frequente nella popolazione.
Che cos’è e come si manifesta
Il carcinoma basocellulare nasce dalle cellule basaloidi, situate nello strato più profondo dell’epidermide e coinvolte nel rinnovamento della pelle. Rispetto al melanoma, ha una malignità soprattutto locale e solo eccezionalmente produce metastasi a distanza: per questo la mortalità è pressoché nulla. La bassa aggressività, tuttavia, non esclude conseguenze rilevanti, soprattutto quando la lesione raggiunge dimensioni estese o compare sul volto, dove l’intervento può lasciare deformità e cicatrici permanenti.
Il basalioma può presentarsi come un nodulo nerastro, simile a un neo, una placca rosata oppure una lesione ulcerata che non guarisce. In genere compare rapidamente e cresce lentamente. Un segnale da non trascurare è una lesione che sanguina o non guarisce entro uno o due mesi: in questi casi è necessario rivolgersi a un dermatologo per una valutazione.
Cause, diagnosi e trattamenti
Nel 90% dei casi la patologia è associata a un’esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti, provenienti dal sole o da lampade abbronzanti. Circa l’80% dei carcinomi basocellulari interessa il volto o altre zone esposte, come collo, mani e braccia. Il rischio non riguarda soltanto chi ha la pelle chiara: anche le persone con carnagione olivastra possono accumulare danni solari se si espongono senza protezione, proprio perché tendono a sottovalutare il pericolo.
La diagnosi viene effettuata dal dermatologo attraverso l’esame clinico e, nella maggior parte dei casi, con il dermatoscopio, una lente dotata di luce polarizzata che consente di analizzare meglio la lesione e distinguere il basalioma da altre alterazioni cutanee. Solo più raramente, quando resta un dubbio, si ricorre a una biopsia con esame istologico.
Il trattamento dipende dalla posizione e dalle dimensioni della lesione, oltre che dalle condizioni generali del paziente. L’opzione principale è l’asportazione chirurgica, ma per le forme superficiali possono essere utilizzati farmaci topici come imiquimod e 5-fluorouracile. In alcuni casi sono indicati la crioterapia, che distrugge le cellule tumorali con il freddo, o la terapia fotodinamica, basata su un farmaco fotosensibilizzante attivato da una luce specifica.
La prevenzione passa dalla protezione dai raggi UV, dalla limitazione delle esposizioni e dal controllo periodico della pelle. Chi ha già avuto un basalioma ha circa il 50% di probabilità di sviluppare un altro carcinoma nel corso della vita e un rischio circa sei volte maggiore di melanoma. Le visite dermatologiche annuali possono favorire una diagnosi tempestiva e trattamenti meno invasivi.