Due nuovi magistrati di sorveglianza sono stati assegnati dal Consiglio superiore della magistratura all’Ufficio di sorveglianza di Spoleto. La decisione consente di coprire integralmente la pianta organica dell’ufficio, che da tempo era al centro dell’attenzione per la necessità di garantire la piena operatività delle funzioni giudiziarie rivolte alle persone sottoposte a restrizione o limitazione della libertà personale.
L’assegnazione rientra nel provvedimento con cui il Plenum del Csm, su proposta della Terza Commissione consiliare, ha individuato le sedi destinate ai magistrati ordinari in tirocinio nominati con il decreto ministeriale del 3 settembre 2025. Nel complesso, al Distretto di Perugia sono stati destinati nove posti. Due di questi riguardano le funzioni di magistrato di sorveglianza presso la sede spoletina.
La procedura e il confronto sugli organici
La notizia è stata resa nota da Daniele Porena, professore dell’Università degli studi di Perugia e componente laico del Csm. In una nota, Porena ha precisato che la proposta della Terza Commissione era stata istruita e formalizzata prima dei recenti interventi sulla situazione degli organici dell’Ufficio di sorveglianza di Spoleto, compreso quello del Garante dei detenuti dell’Umbria e le successive iniziative di alcuni rappresentanti parlamentari.
Secondo il componente del Csm, le determinazioni dell’organo di autogoverno della magistratura vengono assunte sulla base di criteri oggettivi, statistiche e rilevazioni riferiti alla geografia giudiziaria nazionale. Porena ha inoltre affermato che la lettera del Garante, al momento della sua comunicazione, non risultava pervenuta al protocollo del Consiglio superiore della magistratura. Il chiarimento è stato fornito per sottolineare che la scelta delle sedi non sarebbe stata determinata da segnalazioni esterne all’ordine giudiziario.
La soddisfazione del Garante regionale
Il Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a restrizione o limitazione della libertà personale, l’avvocato Andrea Pensi, ha accolto con soddisfazione la decisione. Per Pensi, la piena operatività della magistratura di sorveglianza costituisce una condizione essenziale per garantire l’effettività dei diritti delle persone detenute e il corretto funzionamento di un settore particolarmente delicato della giustizia.
In una nota, il Garante ha riconosciuto la piena autonomia del Csm, quale organo di autogoverno della magistratura e soggetto istituzionalmente competente ad affrontare le carenze di organico degli uffici giudiziari. Pensi ha rivolto un ringraziamento all’intero Consiglio per l’attenzione riservata alla situazione e ha precisato che il proprio intervento non intendeva interferire con le prerogative dell’organo.
Il Garante ha spiegato di aver ritenuto doveroso segnalare agli organi competenti una possibile disfunzione suscettibile di incidere sui diritti delle persone detenute. Ha inoltre ricordato l’autonomia degli organi di garanzia dagli organi politici regionali e dalle forze politiche. La comunicazione al Csm, ha precisato, era stata inviata indistintamente a tutti i parlamentari umbri, affinché ciascuno potesse valutare eventuali iniziative nell’ambito delle proprie prerogative.