Grosseto (GR)

A Grosseto il laghetto di via Giotto diventa laboratorio verde

Circa 260 esemplari, appartenenti a 20 varietà, comprendono alcune quasi estinte.

A Grosseto il laghetto di via Giotto diventa laboratorio verde

Il laghetto del Parco di via Giotto a Grosseto sarà trasformato in un laboratorio scolastico all’aperto dedicato alla biodiversità e alla divulgazione scientifica. L’intervento nasce dalla collaborazione tra il Crisba, Centro Ricerche strumenti biotecnici nel settore agricolo, il Comune di Grosseto e Sistema srl, società partecipata dell’amministrazione comunale, con un investimento complessivo di 3.500 euro.

La porzione più piccola dello specchio d’acqua sarà utilizzata come area sperimentale. Qui verranno messe a dimora circa 260 piante palustri e acquatiche autoctone, suddivise in 20 specie. Tra gli esemplari scelti ci sono anche piante considerate particolarmente rare e prossime all’estinzione, con l’obiettivo di favorire il recupero della vegetazione locale e offrire agli studenti un contesto concreto per attività di osservazione e ricerca.

Un’area da riqualificare

Il progetto interviene su una situazione che presenta alcune criticità. Il laghetto, realizzato alla fine degli anni Novanta nell’ambito del parco conosciuto anche come Velodromo, è caratterizzato da una profondità ridotta. L’acqua tende quindi a riscaldarsi rapidamente, favorendo la proliferazione delle alghe. La prossima settimana è previsto lo svuotamento della vasca, operazione affidata a Sistema nell’ambito delle attività di pulizia delle strutture cittadine.

Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha sottolineato il valore della riqualificazione e il coinvolgimento degli studenti, spiegando che un eventuale esito positivo potrebbe portare a un intervento più ampio. L’assessore Riccardo Ginanneschi ha ricordato l’origine dell’area, nata come una delle prime opere di verde urbano realizzate in città, e il suo possibile nuovo ruolo come spazio di recupero ambientale e di studio.

Le piante e il ruolo degli studenti

Il Crisba, centro di ricerca dell’Isis Leopoldo II di Lorena, considera la partecipazione degli studenti uno degli elementi centrali dell’iniziativa. Il direttore Lorenzo Moncini ha evidenziato che il percorso richiederà tempo, perché le piante dovranno attecchire e contribuire gradualmente a contrastare le condizioni che favoriscono le alghe. La scelta è stata quindi orientata verso un recupero progressivo, invece di una soluzione immediata.

Il ricercatore e referente del progetto Gabriele Simone ha spiegato che saranno utilizzate specie autoctone, più adatte al clima e rappresentative dell’identità territoriale. Tra quelle individuate figura la ninfea alba, presente soltanto a Capalbio. Le piante saranno collocate in vasi e poi immerse nell’acqua, così da contenerne l’espansione. Con l’arrivo dell’autunno perderanno la parte aerea, mentre la ripresa vegetativa è attesa in primavera, con una crescita significativa entro settembre.

Al termine dei lavori saranno installati anche pannelli informativi per accompagnare la fruizione dell’area. L’obiettivo è restituire al laghetto una funzione ambientale e didattica, chiedendo al tempo stesso ai cittadini di contribuire alla sua conservazione e di averne cura.